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Tag:protesta
 
 
Questo è stato un Consiglio molto lungo e denso di adempimenti burocratici, a causa del non svolgimento del Consiglio di Maggio.
Il sonnolento torpore della seduta è stato interrotto da una lunga ed accesa discussione sulla protesta dei ricercatori ed alcuni argomenti da essa derivanti.
Si è parlato inoltre di possibilità di scambi all'estero, come di collaborazioni 150 ore e non solo... 

Comunicazioni
Non ci sono notizie sul FFO 2010
Sono stati assegnati 10 nuovi posti da ricercatore, uno per ogni Facoltà
Sono state assegnate alcune nuove borse di dottorato
Sono state modificate (per l’n-esima volta) le Lauree Magistrali in Chimica a causa della (n-esima) bocciatura da parte del CUN. I 6 crediti della tesi/tirocinio causa del contendere, sono stati assegnati ad attività caratterizzanti (quindi un esame in più) su indicazione esplicita (imposizione) del CUN. Le ore di tesi rimangono, però, invariate, risultando le più alte d’Italia.
È stato ridotto del 21% il Fondo Affidamenti e Contratti, con cui si pagano i corsi affidati a docenti esterni alla Facoltà. A questo proposito sembra che il CdA voglia raggruppare tutti i finanziamenti alle Facoltà in un unico Fondo. La paura è che in questa operazione il totale venga significativamente modificato. La Preside, a riguardo, ha già fatto notare all’Amministrazione come la nostra Facoltà fatichi già a coprire le spese di gestione dei Laboratori

Convenzioni ed accordi:
Convenzione con la Università UILM per collaborazioni nel settore del Digital Entertainment 
Accordo con la “Vietnam National University” per le scuole di dottorato.
Protocollo d’intesa con l’ “Ecole Nationale d’ingénieurs Abderhamane Baba Touré” del Mali per collaborazioni scientifiche nell’ambito della potabilizzazione dell’acqua
Attivata la convenzione con la “University of Prince Edward Islandper lo scambio di 4 studenti l’anno (2 di Scienze, 2 di SPO)
Collaborazione con il Governo Algerino nel campo dell’autosufficienza alimentare e della salute. A questa collaborazione partecipano anche le Facoltà di Agraria, SPO e Medicina della nostra Università.

Varie
Sono stati approvati i bandi per le collaborazioni studentesche per la valutazione della didattica
È stato approvato un bando di tutorato presso la Presidenza per l’ampliamento e il miglioramento dei serivizi di orientamento tramite il sito web
Sono stati approvati i corsi di MINMAT per le matricole tenuti da dottorandi della Facoltà
Le borse per l’Erasmus Placement della nostra Facoltà sono state diminuite da 120 a 83 mensilità

PROTESTA DEI RICERCATORI


Nulla Osta

Benchè già all’ordine del giorno, la discussione è cominciata prima di parlare dei nulla osta per i docenti della Facoltà a svolgere attività didattiche al di fuori della Facoltà stessa.
Un prof di Geologia ha presentato una mozione che impediva il rilascio di nullaosta se il docente fosse appartenuto ad un settore didattico-disciplinare a cui afferissero insegnamenti scoperti. Questo nell’ottica di non far uscire energie in un momento di crisi. La mozione è stata bocciata anche in seguito ad una modica del presentante (cioè di rilasciare comunque i nulla osta per attività esterne alla Facoltà ma interne all’Ateneo). Le motivazioni principali della bocciatura è che si andava a penalizzare docenti che facevano ben oltre il minimo delle ore previste dalla Facoltà (96 anno, mentre il minimo d’Ateneo è di 60), molti docenti, infatti, fanno oltre 150 ore di lezione/anno. Inoltre si va a penalizzare sia l’internazionalizzazione che l’arricchimento culturale della Facoltà che avvengono durante questi periodi di docenza presso altri Istituti. In discussione c’era, ad esempio, il nulla osta per il prof. Frittelli a tenere un corso di dottorato presso la “University of California, Santa Barbara”.
Vengono poi discussi i nulla osta per i ricercatori. La Preside mette in discussione solo quelli richiesti da ricercatori che non hanno presentato né lettera di intento per la rinuncia a carichi didattici né lettera di effettiva rinuncia. Questi sono stati approvati con 10 contrari e 46 astenuti (cifre moooolto rare nei CdF). Noi di SU ci siamo astenuti perché ritenevamo non fosse giusto discriminare i ricercatori che protestano dagli altri, soprattutto discriminare quelli che hanno solo ventilato la possibilità di protestare. Non ricevere un nulla osta per un ricercatore rappresenta, anche economicamente, un danno significativo sul loro non lauto stipendio.

Rinuncie effettive e discussione sulla situazione Universitaria

A questo punto si è entrati nel vivo della discussione.
La Preside ha presentato la situazione. Sono 126 (anche se sembrava mancassero alcuni nomi) i ricercatori che hanno già presentato le lettere di rinuncia agli incarichi di insegnamento non obbligatori e rappresentano 7955 ore di didattica, la metà di quelle tenute dai ricercatori. Illustra ciò che la Facoltà ha già fatto fin’ora: una mozione di solidarietà a ricercatori, approvata a marzo, si è impegnata nell’approvazione di una mozione di solidarietà dei Presidi di Scienze Italiana, l’istituzione di un gruppo di lavoro che individuasse azioni di protesta, in particolare si sta pensando a delle mobilitazioni ad inizio anno accademico con la possibilità di un temporaneo blocco della didattica. La Preside si impegna, inoltre, a portare la situazione di fronte al Sento Accademico del 13 Luglio.
160 docenti, inoltre, hanno già presentato una lettera personale in cui si impegnano a non coprire insegnamenti lasciati vacanti dai ricercatori.
Si susseguono vari interventi preoccupati della situazione, in particolare perché in periodo di crisi siamo l’unico stato che taglia così tanto in formazione e ricerca.
I ricercatori specificano che non chiedono per loro alcun tipo di concorso riservato, solo che vengano garantiti 2000 up-grade di carriera l’anno. Le loro posizioni si possono riassumere nelle richieste presentate dalla CRUI con la mozione del 27 maggio e che le proteste non si fermeranno finchè questa non sarà presa in considerazione dal governo. Per dare un’idea della situazione altrove, le adesioni di ricercatori alla protesta sono state più dell’80% sia ad Agraria che a Farmacia, 50% a Medicina. Finalmente anche in Bicocca si stanno muovendo, mentre sono mobilitate quasi tutti gli Atenei italiani (al Poli, ad esempio, è stata presentata una lettera firmata da oltre 300 tra docenti e ricercatori).
Viene presentata da alcuni professori Associati, riunitisi in assemblea prima del Consiglio, una mozione di solidarietà e supporto ai ricercatori uguale a quella presentata lunedì ad Agraria ed approvata all’unanimità.
All’unanimità è stata pure approvata dalla nostra Facoltà, con una parte approvata nella parte del Consiglio ristretta ad Associati ed Ordinari in cui gli stessi si impegnano a non coprire carichi didattici lasciati vacanti dai ricercatori.
Nota di colore: i rappresentati di Obbiettivo Studenti hanno fatto un intervento in cui hanno palesato di non aver capito niente del problema che si sta affrontando in CdF ormai da marzo, provocando la reazione stizzita di alcuni tra i docenti. La Preside ha allora, gentilmente, spiegato loro che gli insegnamenti obbligatori verranno comunque garantiti (non preoccupatevi, potete laurearvi) ma subiranno dei tagli i corsi opzionali, portando ad un abbassamento di quantità e qualità dell’offerta formativa dell’Università (che sembra essere l’obbiettivo del governo).
I ricercatori non fanno questo per ripicca contro gli studenti, ma questo è l’unico modo che hanno per mandare un messaggio forte al Paese: la cultura e la ricerca sono in smantellamento, bisogna reagire!

 

Il tema principale del Senato di luglio (e quello più interessante) è stata la protesta dei ricercatori e la situazione normativa per quello che concerne il ddl 1905 di riforma dell'Università.

Il testo del ddl sarebbe previsto all’ordine del giorno della seduta del Senato della Repubblica del 22 luglio nel Senato della Repubblica con ulteriori emendamenti che abbraccerebbero le posizioni della mozione CRUI dell'8 luglio. Visti gli impegni e le difficoltà del governo abbiamo dei seri dubbi su tali tempistiche, ma speriamo che l'iter e la discussione proseguano.

Pare che vi sarà un rapido superamento della legge sul turnover e che non dovrebbe esserci la stabilizzazione del professore aggregato. Indiscrezioni inoltre parlano di un provvedimento che permetterebbe ai professori di rimanere fino ai 75 anni fuori ruolo ed essere pagati come pensionati, una prospettiva certo non positiva, ricordiamo che il Senato Accademico ha scelto di non prorogare di un biennio i docenti con70 anni d’età. 

Il Rettore ha inoltre affermato che il punto centrale che va migliorato nel ddl è quello del reclutamento dei ricercatori.

Decleva poi passa alla questione più cocente: “Sul piano finanziario si tratta di vedere se nel contesto della legge ci saranno risorse incorporate e quantificate. Bisogna vedere la manovra economica che trattamento ci riserva, come istituzione non dovrebbe esserci niente, nel personale dovrebbero esserci il blocco degli scatti stipendiali.”

Fondamentalmente a parte le indiscrezioni di concreto c'è davvero poco. La situazione è molto incerta, non si sa cosa accadrà, anche il rettore sostiene che non si possa fare alcun genere di previsione. L’unica novità riguardo le modalità di assegnazione del 7% dell’ FFO, redistribuito tra le università in base al merito. Nuovi indicatori su base premiale sarebbero stati individuati e in base a previsioni indicative quasi tutti gli Atenei dovrebbero rimanere stabili o perdere fino al 4%, mentre nessuno guadagnerà in finanziamento.

I ricercatori a questo punto sollevano la questione della loro protesta con la mozione che hanno portato in Senato, che è sul tavolo di fronte a tutti. Si apre una lunga discussione, dove fondamentalmente molti presidi, insieme ai ricercatori e noi studenti, chiedono che il Senato  prenda una posizione. Il Rettore sostiene che “come Istituzione abbiamo il dovere di assicurare il massimo di funzionamento con le risorse disponibili. Se non ci saranno soldi taglieremo dei corsi. Se ci sono delle iniziative specifiche dei ricercatori quella sarà una loro scelta individuale, non è uno sciopero.”

 

Noi come Sinistra Universitaria siamo intervenuti a sostegno della protesta dei ricercatori, che riteniamo sia fondata su presupposti validi. Altresì abbiamo espresso la nostra preoccupazione sulle conseguenze che la loro protesta possa avere, suggerendo forme di protesta che non inficino totalmente il nostro percorso formativo. Abbiamo chiesto anche noi che il Senato prendesse una posizione unanime perché rappresentativo di tutte le componenti, professori, ricercatori, personale tecnico e studenti.

 

In conclusione il Senato ha deliberato una mozione che aderisse alle posizioni della CRUI espresse lo scorso 8 luglio poiché era l’espressione che sembrava la più equilibrata e concreta, in modo da ribadire la nostra preoccupazione e la necessità di rimanere uniti.

 

Di seguito il testo:

 

“Il Senato accademico dell’Università degli Studi di Milano si riconosce nelle posizioni espresse dalla CRUI nel documento dello scorso 8 luglio ed esprime le più vive preoccupazioni per la situazione che si determinerebbe nell’Ateneo in assenza di una rapida approvazione del DDL di riforma dell’Università e di un recupero dei tagli stabiliti sul Fondo di finanziamento ordinario delle Università per il 2011.

Il Senato accademico dà mandato al Rettore di convocare all’inizio di settembre una riunione congiunta del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione per valutare la situazioni e le condizioni di avvio dell’anno accademico, fatta salva la convocazione di un Senato accademico straordinario nel caso in cui l’urgenza lo richiedesse.”

 

Alessandra, Aurora, Barbara

 

DIFENDIAMO L'UNIVERSITÀ

PUBBLICA

 

Cari studenti,

Volevamo informarvi sulla protesta che sta montando tra i ricercatori spalleggiati dai docenti in tutta Italia e sullo stato attuale dell’Università italiana e di Unimi.

 

I ricercatori si stanno mobilitando per difendere la dignità dell’Università, fortemente messa in discussione dai sempre più pesanti tagli.

I ricercatori, in prima persona, sono toccati da questi tagli che portano alla chiusura di ogni concorso, precludendo la possibilità di carriera ai numerosi cervelli meritevoli presenti nei vari Atenei.

Finora le proteste degli studenti nell’autunno del 2008 e quelle di una parte del mondo accademico italiano non hanno avuto l’esito sperato e i tagli previsti dalla finanziaria del 2008 permangono, aggravando di anno in anno la situazione finanziaria degli Atenei. I ricercatori hanno quindi deciso di continuare la loro protesta astenendosi dai compiti didattici non obbligatori. Infatti l’attività didattica non è prevista dal loro contratto, ma in questi ultimi anni hanno portato avanti le Università accollandosi compiti non loro. I ricercatori sono stati usati come docenti a basso costo, impedendo loro, oberati da carichi didattici, di svolgere il proprio lavoro di ricerca. Un ricercatore ha come primo compito quello di fare ricerca. Le loro difficoltà a fare ricerca derivano, inoltre dalla mancanza dei fondi necessari.

 

La protesta dei ricercatori è un aspetto di una protesta unitaria e diffusa dell’Università. Sono quelli che stanno protestando in maniera più plateale, anche perché sono gli unici in grado di farlo, non avendo l’obbligo della docenza. Infatti i ricercatori hanno ricevuto il supporto esplicito di Associati e Ordinari come di Presidi e Rettori. Anche la CRUI sta portando avanti posizioni molto simili, ma con i toni propri di un’istituzione ufficiale. I ricercatori dichiarano che le loro richieste coincidono con quelle della CRUI fatte con una mozione del 27 maggio.

 

 La mobilitazione è organizzata dalla “rete29aprile” che deve il nome ad un’assemblea nazionale dei ricercatori svoltasi il 29 aprile a Milano. Non ci sono i dati generali sull’entità della protesta, per ora sulle facoltà censite (corrispondenti a più di 8.000 ricercatori) i livelli di adesione sono intorno al 60% (qui trovate anche i dati disgregati per Ateneo e Facoltà).

 

 

 

La situazione finanziaria degli Atenei e la riforma dell’Università, ddl 1905.

 

Più volte abbiamo fatto riferimento ai tagli. Questi sono stati introdotti con la finanziaria 2008 che taglia il Fondo Finanziamento Ordinario (di gran lunga la principale fonte di finanziamento dell’Università) con valori crescenti a partire da 63,5 milioni di taglio nel 2009 fino a 455 milioni di taglio nel 2013. Il risultato complessivo è che l’FFO passa dai 6,867 miliardi del 2008 ai 5,822 miliardi del 2013 con una diminuzione in cinque anni di ben il 15%, con un picco annuale di diminuzione del 10% in un solo anno (nel 2010 rispetto al 2009), e i tagli complessivi all'università previsti per il 2011 rispetto al 2009 (ultimo anno prima dei tagli) sono di 1,3 miliardi di euro l'anno, a causa della scomparsa dei fondi speciali Padoa-Schioppa (550 milioni). Solo per il 2010 è stata prevista una riduzione del taglio di 400 milioni (che l'ha portato a 280 invece di 680 milioni). 

 È da considerare che la principale spesa di un Ateneo corrisponde agli stipendi i cui aggiornamenti non sono controllati gli Atenei stessi. Le tasse universitarie possono raggiungere al massimo il 20% del FFO, quindi le Università non hanno possibilità (da considerarsi comunque negativa) di agire in quella direzione. Per quanto riguarda la riforma dell’Università, questa non è ancora stata emanata. Il testo della riforma è passato in commissione cultura del Senato ma deve ancora essere votata al Senato e alla Camera. Questo vuol dire che la discussione in Parlamento deve ancora avvenire e dati gli impegni attuali del governo (manovra economica e ddl intercettazioni) è plausibile ipotizzare che la data di emazione della legge sarà ulteriormente procrastinata.

Cosa chiedono i ricercatori?

 

Prima di tutto fondi. L’Università si sta avviando alla paralisi se non alla morte. Senza fondi non si fa ricerca, compito primo dell’Università che non deve solo trasmettere sapere, ma prima di tutto crearlo. Senza finanziamenti non si fa didattica di qualità. Senza soldi non si fa nessuna riforma seria.

 

Concorsi. Con la riforma in discussione i ricercatori non avrebbero alcuna possibilità di carriera. La riforma Moratti (2005), infatti, prevede una variazione della figura del ricercatore che da tempo indeterminato passa a contratto triennale rinnovabile una volta sola. Dopo i sei anni devono fare un concorso per essere inseriti in una lista nazionale da cui dovrebbero attingere gli Atenei per fare nuove assunzioni. Il problema è che questo sistema esclude gli attuali ricercatori a tempo indeterminato che non potranno partecipare ad alcun concorso ma saranno messi ad esaurimento in attesa della pensione. È da ricordare, inoltre, che sono anni ormai che non si fanno concorsi seri, oltre a quelli per coprire le immediate emergenze. Non chiedono né ope legis (promozioni indiscriminate) né concorsi riservati. Gli Atenei hanno un numero di docenti troppo basso, non in grado di mantenere standard di qualità Europei. A breve ci sarà, inoltre, un ondata di pensionamenti e con il blocco di concorsi, del turn-over e nuove assunzioni si arriverà ad una paralisi totale della didattica (è prevista la diminuzione di 1/3 dei docenti). Inoltre se non vengono fatti concorsi periodici, per loro natura meritocratici, si giunge ad un livello di necessità tale per cui non ci sono alternative all’ope legis, come è già stato fatto negli anni ’80 con effetti disastrosi sulla qualità dell’Università. Per questo è il governo che sta creando le premesse di un futuro ope legis, con tagli e blocco dei concorsi.

 

Cosa è successo finora nella nostra Università?

La mobilitazione per ora è diffusa solo nelle Facoltà Scientifiche ove i ricercatori stanno presentando le proprie rinunce. I dati sono parziali, per ora sono di un 82% sia a Farmacia che ad Agraria, di un 62% a Scienze MMFFNN e circa un 50% a Medicina.

 

 La Facoltà di Scienze, di Agraria, di Scienze Motorie, di Farmacia e di Medicina hanno approvato all’unanimità una mozione di solidarietà ai ricercatori e di condivisione della protesta. I docenti, inoltre, si impegnano a non coprire carichi didattici lasciati vacanti dai ricercatori

 

Noi rappresentanti di Sinistra Universitaria condividiamo pienamente la preoccupazione per le conseguenze che i tagli all’Università stanno causando. In un momento di crisi, inoltre, ci sembra miope tagliare in formazione, cultura e ricerca, le uniche nostre possibilità di rilancio, anche economico.

L’abbassamento della qualità e della varietà dell’offerta formativa saranno una conseguenza gravissima per la nostra formazione e per quella delle generazioni future. Un sistema complesso e articolato come quello universitario se sarà fatto morire non riuscirà a rinascere in poco tempo. Finora la nostra tradizione scientifica e umanistica hanno permesso al sistema di reggere nonostante le poche risorse attribuite, ma purtroppo temiamo che questa situazione non possa continuare a lungo.

Senza contare che questa politica di investimenti non ha mai permesso di sviluppare nel nostro Paese quella rete di servizi per lo studente, tipici dei sistemi universitari più avanzati, anzi in questo quadro vengono tagliati pure i soldi per il diritto allo studio, fondamentali per un’Università davvero pubblica, aperta e per tutti.

Già dall’anno prossimo cominceremo a subire le prime conseguenze concrete con il possibile taglio di corsi opzionali con un abbassamento dell’offerta formativa

In Senato Accademico ci siamo espressi a favore della mobilitazione dei ricercatori chiedendo che fosse approvata una mozione di solidarietà anche in Senato, che è l’organo centrale di governo, così da sottolineare l’unione delle componenti del mondo accademico in questa preoccupazione generale sul futuro dell’Università. Abbiamo altresì espresso la preoccupazione per le conseguenze che la protesta dei ricercatori potrà avere su noi studenti. Abbiamo auspicato forme di protesta che non inficino il nostro percorso di formazione, che raccolgano l’attenzione della società, ma che non portino al blocco totale della didattica. 

 

 

 

I rappresentanti di Sinistra Universitaria

 

 

P.S. i nostri giornali ne parlano poco, ma la situazione è talmente grave che ne parla pure Nature (qui in Italiano)

Per maggiori informazioni potete consultare alcuni di questi link

Qui trovate alcuni dei documenti citati e altri che potrebbero essere molto utili per informarsi in maniere più approfondita e capire meglio la situazione 

 
Cari studenti,

 

la situazione dell’Università sta diventando inaccettabile.

Se non si fa niente il sistema è destinato alla paralisi se non al fallimento.

I ricercatori si stanno muovendo con una protesta mai vista prima: l’anno prossimo si asterranno dai loro compiti didattici non obbligatori.

Anche il resto dell’Università si sta mobilitando sia in supporto dei ricercatori sia portando avanti la protesta in forme differenti. Dagli associati fino ai Presidi e alla CRUI, tutte le componenti dell’Università stanno lanciando un grido di allarme: così non si può continuare.

Anche noi di Sinistra Universitaria siamo preoccupati per l’effetto devastante che i tagli spregiudicati del governo potranno avere sulla ricerca, sulla cultura, sull’economia del nostro paese, sul nostro futuro!

L a cosa che più ci preoccupa è la disinformazione: ne parla Nature ma non i nostri quotidiani né telegiornali.

La nostra prima arma è l’informazione, quindi: informatevi!

Noi stiamo raccogliendo informazioni sul nostro sito (www.sinistrauniversitaria.net).

Non solo i rappresentanti devono aggiungere la loro voce a quella di docenti e ricercatori per chiedere un futuro, ma ogni studente deve impegnarsi per difendere l’Università e il futuro di questo paese!

 

I rappresentanti di Sinistra Universitaria 

 
Al Consiglio questa volta sono presenti più docenti e ricercatori rispetto al solito probabilmente per il punto nell’ordine del giorno che riguarda l’approvazione dei piani didattici.

La seduta inizia con le ultime notizie dal Senato Accademico del 16/03:
- niente fondi dall’ FFO, c’è in arrivo la nota 160, ma non si sa quando;
- prossima attivazione ANVUR e valutazione CIVR;
- il Prof. Florio illustra un documento per la valutazione del dottorato per il ministero;
- rifiutate 11 proroghe di 2 anni per docenti in via di pensionamento;
- disattivazione del CdL di Scienze Naturali “Didattica e Comunicazione delle Scienze Naturali”, resta ancora da decidere cosa fare del CdL in Beni Culturali;
- approvata la ripartizione dei fondi alle biblioteche di area che era stata proposta dalla CAB;
- approvata la ripartizione degli assegni, rimasta più o meno uguale rispetto alla precedente tranne per informatica e biologia che perdono due assegni.

Passando all’ordine del giorno:

- provvedimenti per il personale: sono state approvate le dimissioni volontarie della Prof.ssa Bernasconi del Dipartimento di Chimica Organica, ed approvate anche alcune richieste di altri docenti di fisica, matematica ed informatica per avere collaborazioni esterne;
- modifiche a Manifesti di studi e/o Piani didattici: per il II semestre di quest’anno accademico sono disattivati i corsi della LM BIOEVO di Biologia di “Biologia dello sviluppo vegetale” (Prof.ssa Colombo) e “Fotobiologia e Bioenergetica” (Prof. C. Jennings); per il CCD di Scienze e tecnologie chimiche per le LM si disattivano i corsi Catalisi industriale, Chimica dei prodotti naturali d’interesse, Chimica e tecnologia dei polimeri, Chimica metallorganica e Chimica inorganica (reattività dei composti organo metallici);    
 - il termine per la presentazione dei piani di studio: da parte degli studenti per l’ a.a. 2010/11 sarà     1 dicembre 2010 - 28 febbraio 2011 per gli studenti iscritti ai corsi di LT e 1° dicembre 2010 - 31 marzo 2011 per gli studenti iscritti ai corsi di LM;
- dopo le osservazioni del CUN ci sono state alcune modifiche ai piani didattici di alcuni corsi. Per il CdL in Chimica i crediti della prova finale sono stati ridotti da 45 a 39 ed i sei CFU di differenza sono stati aggiunti al tirocinio formativo. Per il CdL in Matematica sono stati aggiunti tre corsi (Ricerca operativa, Complementi di ricerca operativa, Biomatematica 2);
- presentazione di alcune attività: il Prof. Mosca illustra il progetto Erasmus “Lifelong Learning Programme Erasmus Application Form 2010 for Intensive Programmes (IP)” che prevede un anno di studio dall’estero nel periodo che va dal 1 settembre 2010 al 31 Agosto 2011.

- approvazione dei Piani Didattici: su questo punto si è basata la discussione che ha coinvolto principalmente i ricercatori, ma anche docenti e studenti. Molti ricercatori, in protesta contro il ddl Gelmini, hanno però scritto una lettera al presidente del proprio CCD e alla Preside dicendo che hanno sì accettato di svolgere gli insegnamenti, ma si riserva di ritirare il consenso nel caso in cui il ddl sia approvato così come presentato; questa decisione lascerebbe molti buchi nella didattica, infatti i ricercatori coprono il 30% dei carichi didattici. La preside ha quindi proposto una mozione, simile a quella presentata dalla Facoltà di Scienze dell’Università di Torino,  in generale appoggiata dai docenti, che esprime preoccupazione per la situazione e che comprende le ragioni dei ricercatori. Tuttavia questi hanno lamentato la mancanza di una presa di posizione forte, in particolare hanno richiesto che i docenti dichiarassero che non avrebbero coperto gli eventuali buchi lasciati dai ricercatori rendendo vana la loro protesta.
Alcuni professori hanno poi annunciato che avrebbero firmato una lettera che garantisca pieno supporto ai ricercatori e che nel caso non avrebbero coperto i buchi lasciati. Tra questi la Prof.ssa Tonelli, presidente del CCD di Biotecnologie, ha dichiarato che senza i ricercatori non possono essere attivati il primo e secondo anno della triennale del suo corso di laurea l'anno prossimo.
Nel corso della discussione sono state inoltre proposte altre forme di protesta, come sospendere le lauree oppure non avviare il primo anno della triennale l'anno prossimo, ma non sono state scritte mozioni in tal senso. E' però stato creato un gruppo di docenti, ricercatori e studenti che si occupi di come organizzare la protesta e sensibilizzare la popolazione.
Dopo la discussione si è quindi passati alla votazione per l’approvazione dei piani didattici dei vari ccd. Sono stati tutti approvati, ma c’è da sottolineare che molti ricercatori si sono astenuti per tutte le votazioni.


 
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