All'inizio della seduta del Senato una delegazione dei lavoratori del personale tecnico amministrativo (del sindacato CGIL) è intervenuta alla seduta. Quella di ottobre è la prima seduta di un Senato parzialmente rinnovato, sono entrati in carica i rappresentanti dei ricercatori e dei professori e il nuovo prorettore per la ricerca, Alberto Mantovani. Anche i rappresentanti del personale tecnico avrebbero dovuto ma questi non hanno eletto nessun rappresentante in segno di protesta e sono intervenuti in Senato. Fondamentalmente le loro richieste sono state:
1) Pari dignità negli organi di governo
2) Presa di posizione del Rettore contro la gestione aziendale delle Università e la riforma
3) Trasparenza degli atti
4) Contratto migliore e decentrato
Sul loro sito potete trovare altre informazioni: http://www.cgil.unimi.it/index.php/comunicati-2009/ottobre-2009/197-baroni-rampanti.html
Non ci pronunciamo sulle questioni sindacali del contratto, poiché non siamo a conoscenza delle trattative che stanno intercorrendo tra le parti, e peraltro non è competenza del senato discuterne; qualche cosa possiamo dirlo invece sulle altre richieste. Anche noi siamo preoccupati della rappresentanza studentesca negli organi di governo che nella bozza di riforma sulla governance della Gelmini viene fortemente ridotta, ma attenderemo ad avere una posizione precisa fino all'ufficializzazione della riforma. Ovviamente l'aumento dell’incidenza di decisione e di partecipazione al governo dell’Università, da parte di quelli che sono i maggiori utenti della stessa, ovvero gli studenti, è da noi fortemente auspicato. Per quanto riguarda la trasparenza degli atti siamo molto d’accordo con i rappresentanti dei lavoratori, che hanno espresso la stessa volontà che abbiamo esplicitato nel nostro programma elettorale.
Il Senato ha valutato le richieste di una serie di professori di rimanere in Università per un biennio oltre il limite di collocamento a riposo ma quasi all’unanimità (astensione di uno) non è stata concessa alcuna proroga. Questa è stata una decisione dettata da ragioni economiche, ma probabilmente le ragioni non dovrebbero essere solo di questa natura: valutato che l’Ateneo può “fare a meno” di certi professori per questioni didattiche, la possibilità di assumere professori nuovi e magari più giovani e in termini di qualità migliori deve essere primaria e non subalterna a ragioni di carattere economico.
Altro tema di interesse per gli studenti è il Progetto di Internalizzazione di UniMi presentato dal Prorettore Regini. Vengono presi in considerazione tre parametri per misurare il reale livello di internazionalizzazione di un ateneo, a cui UniMi vuole dare priorità:
1) attrattività di studenti stranieri
2) attrattività di docenti, ricercatori, post-doc stranieri
3) diffusione percorsi formativi integrati con università ed enti stranieri
Alcuni dati (non molto sorprendenti a dir la verità):
- L’italia è uno dei sistemi universitari meno internazionalizzati (rispetto a Francia e Germania, che non sono anglofone il divario è molto netto)
- Il sistema Lombardo è una delle regioni con i dati peggiori, del centro-nord del Paese
- Il contesto nazionale e regionale sono quindi particolarmente sfavorevoli- I dati più favorevoli sembrano registrarsi nell’area post-laurea (master, dottorati, scuole di specializzazione)
- Su un organico di 2432 docenti strutturati (al settembre 2009) solo 10 sono stranieri.
- UniMi ha attivato un solo percorso di titolo doppio di secondo livello (c’è comunque la volontà da parte di alcuni coordinatori di lauree magistrali di istituire double-degrees); Regini propone di focalizzare gli sforzi soprattutto nell’area post-laurea, anche perché si tratta del livello dove più conta la qualità dell’attrattività dell’ambiente scientifico, un fattore competitivo per un’università research-intensive come UniMi. Il documento presentato è stato ben accolto dai componenti del SA, le obiezioni sollevate però sono sempre di carattere economico. Le risorse affidate ai dipartimenti sono troppo poche talvolta, per far fronte alle spese per accogliere ricercatori e professori stranieri. Un altro problema sollevato è quello relativo alle strutture di accoglienza, come ad esempio gli alloggi, di competenza del CIDiS. Un’altra interessante osservazione è stata la possibilità di avere un accesso preferenziale per ottenere il visto per gli studenti, i professori e ricercatori stranieri, in modo tale da rendere la burocrazia italiana un po' meno “spaventosa” e più accogliente. Altro punto sottolineato è stato che l’accoglienza di studiosi stranieri deve andare di pari passo con la selezione della qualità. Per noi studenti, che ormai abbiamo un respiro europeo e il nostro sguardo non è più limitato ai confini nazionali, questi progetti non possono che trovare il nostro appoggio: speriamo soprattutto che si trovi un modo snello per avviare questo processo (che in realtà impiegherà anni a dare effetti statisticamente rilevanti) e soprattutto che si trovino le risorse per sviluppare quella che sempre di più sta diventando un’università internazionale.
Infine il Senato ha scelto due rappresentanti al suo interno per il direttivo del COSP http://www.cosp.unimi.it/, tra i quali è stata scelta la nostra senatrice Barbara per rappresentare gli studenti.