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La commissione statuto istituita a febbraio secondo come previsto dalla legge 240/2010 ha prodotto i primi risultati, licenziando un testo, considerato abbastanza maturo, per gli articoli sulle strutture scientifiche e didattiche (attuali facoltà, dipartimenti e CCD) e sui principi generali. Abbiamo insistito perché tutta la comunità universitaria fosse coinvolta nella discussione; tutti gli studenti possono ora leggere i testi nel portale unimi (in grassetto le differenze rispetto allo statuto attuale; i numeri degli articoli sono provvisori) e scrivere direttamente alla commissione (oltre che ai propri rappresentanti) le proprie osservazioni.

La parte forse piú controversa del nuovo statuto è proprio il titolo IV, "Strutture e attività didattiche e scientifiche", dove è definito il funzionamento "di base" dell'ateneo e dei corsi di laurea; per questo si è deciso di partire da questa parte, per essere in grado di approvare non solo lo statutoma anche la sua applicazione entro settembre, per evitare un ulteriore anno accademico di "vuoto di potere" e confusione nella gestione, fra l'altro, dei corsi di laurea (che rischierebbero di essere tutti bloccati).
La legge 240 impone due cambiamenti sostanziali, la soppressione del consiglio di facoltà e l'accorpamento dei dipartimenti piú piccoli; e un cambiamento poco chiaro, cioè il passaggio anche della responsabilità della gestione didattica ai dipartimenti (che storicamente si sono occupati solo di ricerca).
L'orientamento della commissione è stato di attuare la legge nel modo piú chiaro possibile, evitando la duplicazione e lo spezzettamento delle responsabilità: a questo scopo, nella bozza è previsto che i compiti di gestione della didattica attualmente gestiti dai Consigli di coordinamento didattico e dai Consigli di facoltà passino effettivamente ai Consigli di dipartimento; i rappresentanti degli studenti saranno eletti a pieno titolo nel Consiglio di dipartimento, inoltre i docenti di altri dipartimenti parteciperanno alle discussioni e votazioni sui corsi di laurea in cui insegnano (esattamente come negli attuali CCD). Dove invece non è possibile identificare un dipartimento responsabile del corso di laurea, sarà costituito un Consiglio didattico interdipartimentale che avrà piú o meno le stesse funzioni dell'attuale CCD.
Nel complesso, in questo modo dovrebbe essere possibile intervenire sulla gestione e sui problemi dei corsi di studio in modo piú semplice e con responsabilità chiare, evitando lo scaricabarile che avviene oggi fra dipartimenti, CCD e facoltà (e fra questi e il CdA) quando si tratta ad esempio di spendere dei soldi per il potenziamento della didattica, specie quando gli investimenti vengono attribuiti arbitrariamente alla didattica o alla ricerca a secona delle convenienze: in futuro i fondi saranno assegnati direttamente ai dipartimenti che poi dovranno assicurare il funzionamento sia della didattica sia della ricerca. La gestione quotidiana dei corsi di laurea, invece, dovrebbe restare sostanzialmente identica a quella di oggi. Non tutti i compiti sono ancora ben definiti e alcuni potranno essere attribuiti alle facoltà o ai dipartimenti, ma staremo attenti a che le responsabilità siano in ogni caso ben definite. A questo proposito, un'importante possibilità è data dove si prevede che alcuni servizi (gli esempi piú semplici sono gli orari delle aule e i laboratori specie informatici) siano gestiti per piú dipartimenti e facoltà in comune attraverso appositi centri di servizio, in modo piú coordinato ed efficiente rispetto a ora.
Un importante strumento che gli studenti avranno è la commissione paritetica. Perché questo organo, previsto dalla legge 240, non resti lettera morta e possa essere davvero utile, abbiamo chiesto che sia costituito presso ciascun dipartimento (cosí da essere abbastanza vicino alle questioni da poterle davvero affrontare) e che sia fornito degli strumenti necessari; non è invece stata accolta la nostra richiesta di farla presiedere da uno studente.

La commissione ha anche licenziato un primo testo del titolo I (principî), basandosi su una bozza preparata nel 2008 dal Senato.
Oltre a recepire la legge, si è precisato che l'università è un'istituzione pubblica, si è dato maggior rilievo all'internazionalizzazione, al diritto allo studio e alla valutazione, e si sono introdotti i principî di pari opportunità e accesso aperto alla letteratura scientifica (questi ultimi quattro in modo meno forte di quanto avremmo voluto, purtroppo). Un'altra novità è il sostegno alle associazioni di ex alunni, scarsamente presenti nel nostro ateneo (come del resto in tutta Italia) prevalentemente per la scarsa "identità d'ateneo".

Infine riportiamo quali sono stati gli argomenti piú dibattuti in seno alla commissione, per quanto riguarda temi di interesse non strettamente studentesco.
Il principale è stato quello della modalità di ripartizione fra i dipartimenti delle responsabilità (e quindi dei poteri e fondi) di gestione della didattica, conseguente alla decisione di individuare dove possibile un dipartimento responsabile della gestione di un corso di studio, e delle varie soglie minime per costituire un dipartimento ecc. Segue sicuramente il ruolo delle facoltà, a causa delle divisioni fra chi vuole sostanzialmente sopprimerne la struttura e chi invece vorrebbe il piú possibile mantenerla; ancora piú complesso il caso di Medicina, che ha per legge uno statuto diverso (dovendosi rapportare al sistema sanitario) ma non è ben chiaro come lo debba espletare (in particolare, se debba avere qualche potere nell'assunzione dei professori; compito che è stato corettamente lasciato ai dipartimenti). Inoltre il personale tecnico-amministrativo ha richiesto un rafforzamento della propria presenza nei consigli di dipartimento (cioè che tutto il personale vi partecipasse) e negli altri organi: la boza attuale prevede un aumento della rappresentanza dal 10 al 25 % dei dipendenti e la formazione delle giunte in proporzioni simili a quella dei consigli di dipartimento (lasciando però libertà alle singole strutture), mentre esclude la partecipazione all'elezione del direttore di dipatimento (si sta ora verificando se la legge 382/1980 imponga che sia eletto dai soli docenti oppure si possa ritenere superatae quindi sia consentito farlo eleggere da tutto il consiglio di dipartimento).

Sulla base della proposta di titolo IV predisposta dalla commissione, è stato proposto agli organi di approvare l'idea generale di organizzazione delle strutture di base e i criteri di formazione delle nuove strutture per avviare il processo di accorpamento e riorganizzazione dei dipartimenti come detto sopra. Una prima proposta è stata bocciata dal Senato accademico con 12 favorevoli, 13 fra contrari e astenuti e 7 assenti; una proposta molto simile ma piú diplomatica e specifica nell'indicazione del fatto che non si trattava di approvare il testo ma solo di avviare la riorganizzazione è stata approvata dal CdA il 29 marzo (con alcune astensioni di chi avrebbe preferito aspettare una visione piú completa dello statuto); il tema non è ancora stato riportato a votazione in Senato accademico (riunitosi il 12 marzo).

La commissione sta ora affrontando la discussione del titolo III (organi centrali di governo dell'ateneo: rettore, Senato, CdA ecc.) e sta procedendo ad alcune modifiche del titolo IV per correggere alcuni problemi emersi nel frattempo e soddisfare alcune richieste di provenienza (accademica) non ben identificata, nella direzione di un leggero indebolimento della rappresentanza studentesca (che alcuni vorrebbero sopprimere) e della continuità rispetto ai CCD (esplicitata invece che fra le righe). Come già detto, ci riserviamo (come del resto la commissione stessa) di dare un giudizio finale sul testo quando sarà il momento di approvarlo definitivamente, anche sulla base delle ipotesi di riorganizzazione dei dipartimenti e delle facoltà formulate nel frattempo.

 

Gli ultimi due consigli di amministrazione sono stati strettamente connessi.

Per quanto riguarda gli argomenti di diretto interesse per gli studenti, a luglio sono stati distribuiti i fondi per le attività culturali e sociali delle organizzazioni studentesche (bando "Millelire"): trovate il verbale alla solita pagina. Questo è il primo bando che si svolge colle nuove regole da noi richieste e approvate a febbraio, che prevedono una maggiore pubblicizzazione delle iniziative finanziate. Segnaliamo che Obiettivo Studenti/Comunione e Liberazione continua a chiedere finanziamenti con associazioni collegate che non dichiarano la propria appartenenza, quali Mnemosyne, Cultura Matematica, Alétheia, Cinescienze, Ulisse, Henri-Irénée Marrou, Musica & Teatro, Pagina, conTEMPOraneaMENTE.
Il secondo argomento è il piano triennale dell'edilizia. A causa dei terrificanti tagli previsti per il 2011, non è al momento disponibile alcun finanziamento per gli interventi anche necessari, e inoltre l'ateneo superando il limite del 90 % del FFO speso in stipendi non può più fare debiti, nonostante l'indebitamento attuale sia basso. Il CdA ha quindi stralciato tutte le opere non strettamente indispensabili: sono previsti investimenti per la sicurezza (4,325 milioni di euro per bonifica dell'amianto, lavori e procedure per rispettare la normativa anti-incendi, impianti di allarme per le evacuazioni), il completamento di alcuni lavori già iniziati o necessari per vendere alcuni edifici, alcune altre piccole cose e infine la sostituzione delle poltrone e delle tende dell'aula magna (300+200.000 € nel 2011-2012), fortemente voluta dal rettore. Abbiamo insistito perché fosse data priorità a interventi come la bonifica dall'amianto, che è stata così finanziata per l'intero importo necessario già dal 2011 e in tre anni sarà completata. Per trovare la copertura finanziaria per questi interventi minimali è stato necessario prevedere (si spera solo provvisoriamente) la vendita di un edificio in via Cicognara 7 e due terreni in via san Faustino e Sesto San Giovanni, oltre all'uso del mutuo già aperto per il finanziamento dei lavori per l'azienda veterinaria di Lodi. Il piano triennale è ora esposto nelle bacheche di via sant'Antonio 10/12 perché sia possibile recepire le osservazioni di chiunque voglia farne; sarà approvato definitivamente a dicembre.
In commissione edilizia abbiamo chiesto chiarimenti sulla centrale di cogenerazione di Città Studi: i lavori sono stati completati in tempo e il cortile riaperto il 15 ottobre; la torre dei fumi, al momento inguardabile, è fatta di Corten e dovrebbe assumere naturalmente un color ruggine più uniforme e definitivo in 6-7 mesi.
Il terzo argomento sono le librerie per gli studenti: è stato rinnovato, alle stesse condizioni e per cinque anni, il contratto colle librerie CUESP e CUSL di Scienze politiche, che passano (come già tutte le altre) alla forma giuridica dell'affidamento diretto in concessione (senza gare farsa) del servizio da parte dell'ateneo. Ci siamo astenuti su questa delibera perché riteniamo che il CdA, per ottenere i migliori servizi per gli studenti, avrebbe dovuto fare contratti più brevi che scadessero insieme a quelli delle altre biblioteche, per rendere possibile in futuro una valutazione complessiva del servizio sull'intero ateneo e quindi le decisioni che fossero ritenute opportune, non necessariamente identiche a quelle del passato. Questi contratti sono gli unici per cui l'amministrazione non segua tale politica, e non se ne capisce il motivo.
Infine: a luglio è stato erogato un ulteriore 20 % dello stanziamento annuale per il fondo unico di facoltà, in attesa di maggiore chiarezza sull'FFO; a settembre è stata approvata una convenzione colla fondazione CEUR che metterà a disposizione 45-50 posti per i dipendenti unimi nella sua mensa di Città Studi, per supplire alla chiusura della mensa di via Golgi.

L'argomento più controverso, discusso in entrambe le sedute, è stata la pianificazione del personale. Finalmente il ministero ha (quasi) stabilito le regole e i limiti per le assunzioni, che ricordiamo essere quasi completamente bloccate per via della legge 133/2008. Sulla base delle disponibilità e per via di quanto stabilito dalla legge, la maggior parte dell'investimento è per i ricercatori (nuovi o da "promuovere" ad associati), infatti si è deciso di dedicare, per il 2010: 5 punti organico (PO) per assumere 35 ricercatori di cui 25 finanziati dal ministero coi fondi Mussi; 9,88 per gli associati, che dovrebbero bastare per chiamare (assumere effettivamente) tutti i vincitori dei concorsi banditi da unimi (ormai anni fa, date le lungaggini), che erano a rischio, alleviando la situazione dei nostri ricercatori e delle facoltà con molti ricercatori; 2,7 per gli ordinari; 5,76 per il resto. In particolare, con questi ultimi si stabilizzeranno alcune posizioni amministrative; si assumerà un dirigente per la divisione personale, che è senza un dirigente dal 2005; si assumeranno due dirigenti a tempo determinato per tre anni (pianificazione organizzativa e valutazione, Adriana Sacchi; servizio prevenzione e sicurezza sul lavoro, Federico Di Lauro). I dirigenti saliranno così a 8+2.
A luglio, una delegazione del personale tecnico amministrativo (che, ricordiamo, non ha rappresentanti negli organi perché non è stato raggiunto il quorum nelle ultime tre elezioni) ha contestato la scelta di investire 0,25 PO e circa 80.000 €/anno per dei dirigenti; la risposta dell'amministrazione è stata che negli anni passati sono stabilizzati oltre cento amministrativi, con grande impiego di risorse, e che comunque il numero di dirigenti è inferiore a quello di altre università; poiché il piano presentato al CdA era diverso da quello esposto ai sindacati (all'insaputa del CdA stesso), il CdA ha tuttavia reso effettiva solo a settembre la decisione sui due dirigenti a TD.

Infine, ci sono state alcune buone notizie per il nostro ateneo: a luglio sono stati finalmente assegnati all'ateneo 2,4 milioni di euro dei bandi per la ricerca del 2008; nel primo semestre 2010 i contratti di ricerca commissionata o finanziata da privati sono passati a 4,7 milioni di euro rispetto a 3,3 del primo semestre 2009. Il nostro ateneo conferma quindi la propria capacità di fare ottima ricerca, riuscendo nonostante il periodo di crisi a reperire finanziamenti pubblici e privati (che sono una boccata d'ossigeno per molti dipartimenti in cronica carenza di personale).

 
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