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Tag:internazionalizzazione

La commissione statuto istituita a febbraio secondo come previsto dalla legge 240/2010 ha prodotto i primi risultati, licenziando un testo, considerato abbastanza maturo, per gli articoli sulle strutture scientifiche e didattiche (attuali facoltà, dipartimenti e CCD) e sui principi generali. Abbiamo insistito perché tutta la comunità universitaria fosse coinvolta nella discussione; tutti gli studenti possono ora leggere i testi nel portale unimi (in grassetto le differenze rispetto allo statuto attuale; i numeri degli articoli sono provvisori) e scrivere direttamente alla commissione (oltre che ai propri rappresentanti) le proprie osservazioni.

La parte forse piú controversa del nuovo statuto è proprio il titolo IV, "Strutture e attività didattiche e scientifiche", dove è definito il funzionamento "di base" dell'ateneo e dei corsi di laurea; per questo si è deciso di partire da questa parte, per essere in grado di approvare non solo lo statutoma anche la sua applicazione entro settembre, per evitare un ulteriore anno accademico di "vuoto di potere" e confusione nella gestione, fra l'altro, dei corsi di laurea (che rischierebbero di essere tutti bloccati).
La legge 240 impone due cambiamenti sostanziali, la soppressione del consiglio di facoltà e l'accorpamento dei dipartimenti piú piccoli; e un cambiamento poco chiaro, cioè il passaggio anche della responsabilità della gestione didattica ai dipartimenti (che storicamente si sono occupati solo di ricerca).
L'orientamento della commissione è stato di attuare la legge nel modo piú chiaro possibile, evitando la duplicazione e lo spezzettamento delle responsabilità: a questo scopo, nella bozza è previsto che i compiti di gestione della didattica attualmente gestiti dai Consigli di coordinamento didattico e dai Consigli di facoltà passino effettivamente ai Consigli di dipartimento; i rappresentanti degli studenti saranno eletti a pieno titolo nel Consiglio di dipartimento, inoltre i docenti di altri dipartimenti parteciperanno alle discussioni e votazioni sui corsi di laurea in cui insegnano (esattamente come negli attuali CCD). Dove invece non è possibile identificare un dipartimento responsabile del corso di laurea, sarà costituito un Consiglio didattico interdipartimentale che avrà piú o meno le stesse funzioni dell'attuale CCD.
Nel complesso, in questo modo dovrebbe essere possibile intervenire sulla gestione e sui problemi dei corsi di studio in modo piú semplice e con responsabilità chiare, evitando lo scaricabarile che avviene oggi fra dipartimenti, CCD e facoltà (e fra questi e il CdA) quando si tratta ad esempio di spendere dei soldi per il potenziamento della didattica, specie quando gli investimenti vengono attribuiti arbitrariamente alla didattica o alla ricerca a secona delle convenienze: in futuro i fondi saranno assegnati direttamente ai dipartimenti che poi dovranno assicurare il funzionamento sia della didattica sia della ricerca. La gestione quotidiana dei corsi di laurea, invece, dovrebbe restare sostanzialmente identica a quella di oggi. Non tutti i compiti sono ancora ben definiti e alcuni potranno essere attribuiti alle facoltà o ai dipartimenti, ma staremo attenti a che le responsabilità siano in ogni caso ben definite. A questo proposito, un'importante possibilità è data dove si prevede che alcuni servizi (gli esempi piú semplici sono gli orari delle aule e i laboratori specie informatici) siano gestiti per piú dipartimenti e facoltà in comune attraverso appositi centri di servizio, in modo piú coordinato ed efficiente rispetto a ora.
Un importante strumento che gli studenti avranno è la commissione paritetica. Perché questo organo, previsto dalla legge 240, non resti lettera morta e possa essere davvero utile, abbiamo chiesto che sia costituito presso ciascun dipartimento (cosí da essere abbastanza vicino alle questioni da poterle davvero affrontare) e che sia fornito degli strumenti necessari; non è invece stata accolta la nostra richiesta di farla presiedere da uno studente.

La commissione ha anche licenziato un primo testo del titolo I (principî), basandosi su una bozza preparata nel 2008 dal Senato.
Oltre a recepire la legge, si è precisato che l'università è un'istituzione pubblica, si è dato maggior rilievo all'internazionalizzazione, al diritto allo studio e alla valutazione, e si sono introdotti i principî di pari opportunità e accesso aperto alla letteratura scientifica (questi ultimi quattro in modo meno forte di quanto avremmo voluto, purtroppo). Un'altra novità è il sostegno alle associazioni di ex alunni, scarsamente presenti nel nostro ateneo (come del resto in tutta Italia) prevalentemente per la scarsa "identità d'ateneo".

Infine riportiamo quali sono stati gli argomenti piú dibattuti in seno alla commissione, per quanto riguarda temi di interesse non strettamente studentesco.
Il principale è stato quello della modalità di ripartizione fra i dipartimenti delle responsabilità (e quindi dei poteri e fondi) di gestione della didattica, conseguente alla decisione di individuare dove possibile un dipartimento responsabile della gestione di un corso di studio, e delle varie soglie minime per costituire un dipartimento ecc. Segue sicuramente il ruolo delle facoltà, a causa delle divisioni fra chi vuole sostanzialmente sopprimerne la struttura e chi invece vorrebbe il piú possibile mantenerla; ancora piú complesso il caso di Medicina, che ha per legge uno statuto diverso (dovendosi rapportare al sistema sanitario) ma non è ben chiaro come lo debba espletare (in particolare, se debba avere qualche potere nell'assunzione dei professori; compito che è stato corettamente lasciato ai dipartimenti). Inoltre il personale tecnico-amministrativo ha richiesto un rafforzamento della propria presenza nei consigli di dipartimento (cioè che tutto il personale vi partecipasse) e negli altri organi: la boza attuale prevede un aumento della rappresentanza dal 10 al 25 % dei dipendenti e la formazione delle giunte in proporzioni simili a quella dei consigli di dipartimento (lasciando però libertà alle singole strutture), mentre esclude la partecipazione all'elezione del direttore di dipatimento (si sta ora verificando se la legge 382/1980 imponga che sia eletto dai soli docenti oppure si possa ritenere superatae quindi sia consentito farlo eleggere da tutto il consiglio di dipartimento).

Sulla base della proposta di titolo IV predisposta dalla commissione, è stato proposto agli organi di approvare l'idea generale di organizzazione delle strutture di base e i criteri di formazione delle nuove strutture per avviare il processo di accorpamento e riorganizzazione dei dipartimenti come detto sopra. Una prima proposta è stata bocciata dal Senato accademico con 12 favorevoli, 13 fra contrari e astenuti e 7 assenti; una proposta molto simile ma piú diplomatica e specifica nell'indicazione del fatto che non si trattava di approvare il testo ma solo di avviare la riorganizzazione è stata approvata dal CdA il 29 marzo (con alcune astensioni di chi avrebbe preferito aspettare una visione piú completa dello statuto); il tema non è ancora stato riportato a votazione in Senato accademico (riunitosi il 12 marzo).

La commissione sta ora affrontando la discussione del titolo III (organi centrali di governo dell'ateneo: rettore, Senato, CdA ecc.) e sta procedendo ad alcune modifiche del titolo IV per correggere alcuni problemi emersi nel frattempo e soddisfare alcune richieste di provenienza (accademica) non ben identificata, nella direzione di un leggero indebolimento della rappresentanza studentesca (che alcuni vorrebbero sopprimere) e della continuità rispetto ai CCD (esplicitata invece che fra le righe). Come già detto, ci riserviamo (come del resto la commissione stessa) di dare un giudizio finale sul testo quando sarà il momento di approvarlo definitivamente, anche sulla base delle ipotesi di riorganizzazione dei dipartimenti e delle facoltà formulate nel frattempo.

 

Le novità dell'ultimo Senato Accademico riguardano lo stato del Disegno di Legge e la relazione della Prof. Candia in merito all'evoluzione del Programma Erasmus. 

Comunicazioni del Rettore:

Il Disegno di legge doveva essere discusso il 15 di Luglio ma è stato rinviato e non verrà presentato.

Per la manovra il Ministero ha accolto le richieste di emendamento espresse dal mondo universitario, quindi si sta cercando di evitare un recupero dei blocchi da avvocati e magistrati e non da docenti e ricercatori. Il problema reale dell'Ateneo riguarda il Fondo di Finanziamento Ordinario del 2011 ,per il quale è previsto un recupero di un 1 miliardo e mezzo.

Il Rettore è preoccupato per eventuali nuovi tagli al sistema universitario pari a 500/ 600 milioni che se dovessero essere effettuati frenerebbero il recupero auspicato dall'Università.

Potrebbe esserci un margine di miglioramento del 7% grazie ai fondi recuperati dalla valutazione della didattica.

Relazione del Coordinamento della Mobilità Internazionale:

Il problema della mobilità degli studenti è diventato un punto nevralgico delle attività degli Atenei . Sulla quale viene basata la valutazione nazionale e internazionale dell'Ateneo.

Le attività che la commissione si è data come obiettivo primario è mettere in qualità le procedure Erasmus. Lavorare sullo sviluppo dei consorzi per il programma di placement , il fatto di poter costruire una pianta organica degli accordi di entrata e di uscita delle Facoltà.

Oggi, ci sono circa 600 studenti in uscita e 200 in entrata.

 

All'inizio della seduta del Senato una delegazione dei lavoratori del personale tecnico amministrativo (del sindacato CGIL) è intervenuta alla seduta. Quella di ottobre è la prima seduta di un Senato parzialmente rinnovato, sono entrati in carica i rappresentanti dei ricercatori e dei professori e il nuovo prorettore per la ricerca, Alberto Mantovani.  Anche i rappresentanti del personale tecnico avrebbero dovuto ma questi non hanno eletto nessun rappresentante in segno di protesta e sono intervenuti in Senato. Fondamentalmente le loro richieste sono state:

1)    Pari dignità negli organi di governo

2)    Presa di posizione del Rettore contro la gestione aziendale delle Università e la riforma

3)    Trasparenza degli atti

4)    Contratto migliore e decentrato

Sul loro sito potete trovare altre informazioni: http://www.cgil.unimi.it/index.php/comunicati-2009/ottobre-2009/197-baroni-rampanti.html

Non ci pronunciamo sulle questioni sindacali del contratto, poiché non siamo a conoscenza delle trattative che stanno intercorrendo tra le parti, e peraltro non è competenza del senato discuterne; qualche cosa possiamo dirlo invece sulle altre richieste. Anche noi siamo preoccupati della rappresentanza studentesca negli organi di governo che nella bozza di riforma sulla governance della Gelmini viene fortemente ridotta, ma attenderemo ad avere una posizione precisa fino all'ufficializzazione della riforma. Ovviamente l'aumento dell’incidenza di decisione e di partecipazione al governo dell’Università, da parte di quelli che sono i maggiori utenti della stessa, ovvero gli studenti, è da noi fortemente auspicato. Per quanto riguarda la trasparenza degli atti siamo molto d’accordo con i rappresentanti dei lavoratori, che hanno espresso la stessa volontà che abbiamo esplicitato nel nostro programma elettorale.

Il Senato ha valutato le richieste di una serie di professori di rimanere in Università per un biennio oltre il limite di collocamento a riposo ma quasi all’unanimità (astensione di uno) non è stata concessa alcuna proroga. Questa è stata una decisione dettata da ragioni economiche, ma probabilmente le ragioni non dovrebbero essere solo di questa natura: valutato che l’Ateneo può “fare a meno” di certi professori per questioni didattiche, la possibilità di assumere professori nuovi e magari più giovani e in termini di qualità migliori deve essere primaria e non subalterna a ragioni di carattere economico.

Altro tema di interesse per gli studenti è il Progetto di Internalizzazione di UniMi presentato dal Prorettore Regini. Vengono presi in considerazione tre parametri per misurare il reale livello di internazionalizzazione di un ateneo, a cui UniMi vuole dare priorità:

1)    attrattività di studenti stranieri

2)    attrattività di docenti, ricercatori, post-doc stranieri

3)    diffusione percorsi formativi integrati con università ed enti stranieri

Alcuni dati (non molto sorprendenti a dir la verità):

-       L’italia è uno dei sistemi universitari meno internazionalizzati (rispetto a Francia e Germania, che non sono anglofone il divario è molto netto)

-       Il sistema Lombardo è una delle regioni con i dati peggiori, del centro-nord del Paese

-       Il contesto nazionale e regionale sono quindi particolarmente sfavorevoli-       I dati più favorevoli sembrano registrarsi nell’area post-laurea (master, dottorati, scuole di specializzazione)

-       Su un organico di 2432 docenti strutturati (al settembre 2009) solo 10 sono stranieri.

-       UniMi ha attivato un solo percorso di titolo doppio di secondo livello (c’è comunque la volontà da parte di alcuni coordinatori di lauree magistrali di istituire double-degrees); Regini propone di focalizzare gli sforzi soprattutto nell’area post-laurea, anche perché si tratta del livello dove più conta la qualità dell’attrattività dell’ambiente scientifico, un fattore competitivo per un’università research-intensive come UniMi. Il documento presentato è stato ben accolto dai componenti del SA, le obiezioni sollevate però sono sempre di carattere economico. Le risorse affidate ai dipartimenti sono troppo poche talvolta, per far fronte alle spese per accogliere ricercatori e professori stranieri. Un altro problema sollevato è quello relativo alle strutture di accoglienza, come ad esempio gli alloggi, di competenza del CIDiS. Un’altra interessante osservazione è stata la possibilità di avere un accesso preferenziale per ottenere il visto per gli studenti, i professori e ricercatori stranieri, in modo tale da rendere la burocrazia italiana un po' meno “spaventosa” e più accogliente. Altro punto sottolineato è stato che l’accoglienza di studiosi stranieri deve andare di pari passo con la selezione della qualità. Per noi studenti, che ormai abbiamo un respiro europeo e il nostro sguardo non è più limitato ai confini nazionali, questi progetti non possono che trovare il nostro appoggio: speriamo soprattutto che si trovi un modo snello per avviare questo processo (che in realtà impiegherà anni a dare effetti statisticamente rilevanti) e soprattutto che si trovino le risorse per sviluppare quella che sempre di più sta diventando un’università internazionale. 

Infine il Senato ha scelto due rappresentanti al suo interno per il direttivo del COSP http://www.cosp.unimi.it/, tra i quali è stata scelta la nostra senatrice Barbara per rappresentare gli studenti. 

 

Riportiamo di seguito un resoconto di Enrico Sbolli, rappresentante degli studenti in Senato accademico da aprile a giugno 2009.

Martedì 16 giugno si è tenuto un Senato Accademico che definirei eterno, visto che è durato la bellezza di quattro ore. Nonostante l'estrema lunghezza della riunione sono stati ben pochi i punti interessanti per noi studenti. 

Prima di tutto riporto la mozione presentata dal Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza in difesa di una minoranza religiosa iraniana, che recita:

Il Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza, preso atto che il governo iraniano ha adottato con atti ufficiali provvedimenti volti a privare gli appartenenti alla minoranza bahà'ì del diritto all'istruzione superiore e universitaria, dichiara che tali provvedimenti sono contrari a diritto fondamentali dell'uomo, garantito da numerose convenzioni e strumenti internazionali, e risultano discriminatori nei confronti di una minoranza religiosa. Ne chiede pertanto il ritiro e invita il Senato Accademico di questo Ateneo a far propria la presente mozione da indirizzare alle competenti autorità iraniane.

La mozione, approvata all'unanimità, è stata commentata da Daniele Checchi, preside di Scienze Politiche, che ha fatto notare che il nostro Ateneo ha dei rapporti di lavoro con un'università iraniana e che sarebbe stato coerente, oltre che doveroso, rivedere tali rapporti in segno di protesta nei confronti delle leggi discriminatorie iraniane. La pronta risposta, pressoché unanime, è stata che un conto sono le leggi di un Paese, un altro sono gli scambi culturali tra Atenei. 


Secondo punto interessante, ma non molto dibattuto, è stata la presentazione e approvazione del Conto Consuntivo del bilancio 2008. Ho trovato molto interessante soprattutto l'osservazione numero cinque del parere del nucleo di valutazione, in cui si dice chiaramente che l'anno scorso le uscite sono aumentate più delle entrate e che le «entrate derivanti da tasse e contributi degli studenti» sono state «incrementate grazie alle nuove modalità di determinazione». 


La terza questione che vi segnalo è quella relativa alla partita di calcio tenutasi giovedì 11 giugno nel cortile di via Festa del Perdono. Una cinquantina di persone sono entrate nel cortile della sede centrale, alcune di queste con una macchina, e hanno improvvisato un torneo nel cortile grande.
Pare che la cosa abbia dato molto fastidio perché, nonostante il loro numero decisamente esiguo, hanno disturbato così tanto da fare spostare un convegno internazionale dall'Aula Magna ad un'altra aula e da provocare le lamentele di alcuni studenti.
Comunque circa dieci di questi studenti sono stati riconosciuti ed è stato avviato un procedimento disciplinare nei loro confronti. Se vi ricordate ad aprile era avvenuto qualcosa di simile e in quell'occasione era stato messo a punto un regolamento dal Senato Accademico che, ora, dovrà essere applicato.
In realtà la procedura è un po' macchinosa perché verrà varata una commissione disciplinare al prossimo Senato Accademico, di cui faranno parte anche i rappresentanti degli studenti. La commissione dovrà discutere il caso e proporre delle sanzioni da fare approvare al Senato. L'aspetto macchinoso è che, siccome i rappresentanti degli studenti al prossimo Senato saranno diversi da quelli che hanno partecipato alla seduta di giugno, la commissione non è ancora stata varata, né sono stati resi noti i nomi delle persone riconosciute. Nel frattempo però il procedimento disciplinare è stato avviato, ma non ufficialmente.
Su questo punto ci sono stati numerosi interventi. Checchi ha chiesto i nomi dei responsabili, a cui il Rettore ha risposto come anticipato sopra. Armeni (AU) ha domandato:
1) se sia già stata fatta una denuncia alla polizia. Il Rettore ha risposto di sì; 
2) quali saranno le sanzioni. Il Rettore ovviamente ha risposto che sarà la commissione a deciderlo.
Decleva ha poi sottolineato che l'edificio di via Festa del Perdono è inadatto ad ospitare la didattica ed essendo così antico è difficilmente difendibile (cioè è difficile fare rispettare le regole ed evitare che la gente faccia casino).
Infine sono intervenuto io domandando come abbia fatto una macchina a entrare in cortile senza che nessuno dicesse niente. Ho poi fatto notare che, forse, sarebbe il caso che i bidelli che si trovano all'entrata facessero un po' meglio il loro lavoro. I professori mi hanno risposto che non rientra nei compiti dei bidelli difendere fisicamente l'Ateneo e che non si può chiedere loro di rischiare di prendere qualche sberla solo per fare il loro lavoro.
Armeni ha colto la palla al balzo per riproporre la regolamentazione degli accessi in università. Per fortuna su questo i docenti si sono mostrati ragionevoli e gli hanno praticamente riso in faccia. La discussione si è conclusa con un mio intervento in cui ho spiegato che, proprio perché bastano cinquanta persone per provocare tanti problemi, come aveva sottolineato in precedenza il Rettore, è il caso di discutere seriamente su come organizzare l'Ateneo e non limitarsi ad applicare un regolamento punitivo del tutto inefficace al fine di dissuadere i provocatori dal fare casino (l'inefficacia del regolamento è stata ammessa dallo stesso Rettore). Il che non significa mettere i rondelli da stadio all'entrata o fare le ronde in università (come qualcuno aveva provocatoriamente suggerito), ma per esempio vuol dire pensare se non sia caso di mettere all'ingresso quei panettoni elettronici che, in caso di necessità, si abbassano nel terreno e permettono alle macchine di entrare nel cortile. La proposta di avviare il procedimento disciplinare infine è stata approvata all'unanimità.


L'ultima questione che ritengo necessario sottolineare è la discussione intavolata sui joint e i double degree. In pratica si  tratta di collaborazioni tra Atenei di Stati diversi che prevedono la possibilità per gli studenti di frequentare per un anno le lezioni nell'Ateneo straniero oppure, se non sbaglio nel caso dei double degree, di conseguire la laurea in entrambi gli Atenei. Ovvero se io frequento il corso di scienze politiche Economic and Political Sciences, risulto laureato sia alla Statale di Milano sia a non ricordo che Università inglese. A questo proposito si è parlato prima di tutto di aumentare il numero di joint e di double degree, poiché a quanto ho capito questo sarà uno degli indicatori con i quali saranno valutati gli Atenei italiani nei prossimi anni. Fino a questo momento ce ne sono soltanto tre in tutta la nostra Università, ma si sta lavorando ad altri 14-15.
La seconda problematica è stata se utilizzare le borse di studio dei double degree per attirare gli studenti stranieri o per finanziare esperienze all'estero per gli iscritti alla Statale. Regini si è detto favorevole a utilizzare tali borse di studio per attirare studenti stranieri, perché anche il loro numero sarà un indicatore di cui si terrà conto nell'ambito della valutazione degli Atenei italiani in futuro. Tuttavia Checchi ha proposto di distribuire i fondi equamente, in parte per attirare gli studenti dall'estero e in parte per permettere ai nostri di andar via da Milano. Inoltre altri docenti hanno fatto notare come ci siano seri problemi tecnici ad ospitare degli studenti stranieri, primo tra tutti la scarsezza di corsi in inglese nel nostro Ateneo.

 

Riportiamo di seguito un resoconto di Enrico Sbolli, rappresentante degli studenti in Senato accademico da aprile a giugno 2009.

Durante la riunione del 21 aprile l'unico argomento di interesse per noi studenti è stato la valutazione della didattica. A questo riguardo il Senato si è espresso a favore del fatto che la commissione didattica continui i lavori su un documento di indirizzo, che preveda (cito testualmente): 

1) la semplificazione e l'informatizzazione della somministrazione ed elaborazione  dei questionari sulla valutazione della didattica da parte degli studenti frequentanti, ai sensi della normativa vigente; 
2) il rafforzamento delle attuali modalità di effettuazione della valutazione della didattica, mediante l'armonizzazione e la omogeneizzazione della restituzione dei risultati in relazione agli scopi della valutazione e agli obiettivi dell'Ateneo in materia;
3) il potenziamento dell'esercizio di valutazione, mediante l'inserimento di altre modalità di valutazione basate su elementi differenti da quelli dell'attuale; 
4) la contestualizzazione dei risultati nella realtà del singolo Corso di Studio, delle Facoltà e dell'Ateneo mediante adeguate elaborazioni che tengano conto degli elementi oggettivi che emergono dall'analisi del contesto e che si affiancano alla valutazione soggettiva degli studenti.  

Riguardo al punto uno è stato chiarito che far compilare i questionari sulla valutazione col computer agli studenti frequentanti crea dei problemi di organizzazione, quindi la proposta c'è ma non è detto che possa essere messa in atto. 
Il punto due non si capisce cosa voglia dire perché non siamo riusciti a far dire chiaramente quali siano "gli scopi della valutazione e gli obiettivi dell'Ateneo in materia". Questa frase che, a prima vista, potrebbe offrire una speranza minima che il Senato accademico prenda in considerazione di pubblicare i risultati dei questionari sulla valutazione della didattica e che, più in generale, decida di muoversi perché la didattica sia valutata seriamente, in realtà esprime un concetto vago e assolutamente slegato dalla pubblicazione dei risultati.

Nella commissione didattica del 5 maggio l’argomento era l’approvazione dei master per l’anno prossimo e, tra le altre cose, sono stati forniti i risultati della valutazione degli studenti di alcuni di questi master per l’anno 2007/2008. Siccome le tabelle erano appena arrivate e, quindi, nessuno aveva avuto tempo di leggerle, il dibattito su di esse è stato rimandato alla prossima riunione della commissione didattica. 
A questo proposito sono intervenuto facendo notare che, da un rapido esame degli esiti della valutazione, emergono chiaramente due cose: 
1) ci sono dei master giudicati molto positivamente e altri molto negativamente. Le differenze di valutazione tra un master e l’altro arrivano anche a superare i tre punti (su dieci). Per esempio alla voce “soddisfazione complessiva del master rispetto alle aspettative iniziali” gli studenti di infermieristica in area critica hanno dato un punteggio medio di 6,17, mentre lo  European master in angiology/ vascular medicine alla stessa voce ha ottenuto un punteggio di 9,40. 
2) la maggior parte delle insufficienze sono state date nelle voci riguardanti gli aspetti organizzativi.

Quello che sottolineerei, e che in parte ho già sottolineato ieri, è che: 
1)    L’Ateneo dovrebbe prendere dei provvedimenti per premiare l’eccellenza. Quindi un master che ha un punteggio altissimo dovrebbe avere un qualche riconoscimento rispetto a uno che arriva a malapena alla sufficienza; 
2)    Siccome la maggior parte delle insufficienze e dei voti bassi sono concentrati nelle voci che valutano l’organizzazione, bisognerebbe fare un’indagine più approfondita su cosa non va e tentare di migliorare la situazione organizzativa; 
3)    La valutazione dei master dovrebbe svolgersi almeno in due fasi. La prima è la somministrazione dei questionari agli studenti. La seconda invece dovrebbe attivarsi solo nei master che hanno ricevuto punteggi molto alti o molto bassi, in modo da evidenziare i punti di debolezza dei corsi peggiori e, per esempio, pretendere che gli organizzatori dei master in questione correggano i difetti riscontrati prima di riconfermare il master per l’anno seguente. I master migliori invece dovrebbero essere studiati meglio per capire cos’hanno di particolarmente positivo in modo da estendere i loro punti di forza a tutti gli altri master (o comunque a tutti quelli a cui questi punti di forza sono estendibili). 
Ho voluto spendere qualche parola sulla valutazione dei master perché, a mio parere, se si ottiene che l’Ateneo inizi a valutarli in modo più serio e a trarre debite conclusioni da queste valutazioni, si può anche sperare di estendere questo approccio ai corsi triennali e specialistici.

 
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