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Tag:commissione disciplinare

 

Martedì 29 settembre si è svolta la seduta del Senato Accademico prevista per il 22 e sospesa a causa di una protesta degli studenti dei Collettivi sulla commissione disciplinare (vedi post precedente).
Si sono nel frattempo conclusi i lavori della commissione disciplinare, incaricata di valutare il comportamento di 5 studenti presenti al torneo di calcio non autorizzato The Cleva's Cup, il cui risultato è stato quello di proporre una sanzione di 3 mesi di sospensione della didattica allo studente riconosciuto come organizzatore dell'evento e un mese di sospensione per un altro ragazzo. Il Senato Accademico ha concordato e deliberato all'unanimità. Siamo stati fin da subito critici sul metodo di individuazione degli studenti (gli studenti presenti alla manifestazione erano più di 5) ma siamo soddisfatti che la sanzione decisa non sia eccessivamente invalidante per la carriera accademica di questi studenti. Il principio che ha mosso le nostre azioni è stato quello per cui è giusto sanzionare comportamenti non rispettosi delle strutture e degli spazi pubblici, che sono di tutti. L'università garantisce pienamente il diritto d'opinione di qualsiasi studente.

Si sono infine individuati i criteri per concedere la permanenza in servizio dei docenti per un biennio oltre i limiti d'età. La legislazione infatti prevede che un docente debba andare in pensione all'età massima di 70 anni salvo eccezioni. Tra i criteri individuati per concedere la proroga vi è l'eventualità per cui un docente "risulti impegnato nello sviluppo di progetti di rilevante interesse
per i quali la loro permanenza in servizio sia condizione indispensabile". Noi abbiamo espresso una posizione contraria alla delibera poichè questa clausola, per quanto debba essere una clausola generale, risulta troppo generica, rischia di aprire ampi margini di discrezionalità e di individuare una strada per i professori che
vogliono evitare il pensionamento obbligatorio.

 
Scrivo due righe di chiarimento per cercare di dipanare “qualche dubbio” che è sorto in merito a questo questione. Riepilogo un po' la cronistoria: 

Questa primavera in maggio, degli studenti hanno giocato un torneo di calcio che hanno intitolato “The Cleva’s Cup” nel chiostro centrale di Festa del Perdono.

Hanno occupato il prato e ascoltato musica ad alto volume per tutto il pomeriggio.

Gli studenti sono stati richiamati più volte, ma senza sortire alcun effetto.

A giugno è stata proposta dagli stessi studenti la seconda edizione, qui trovate i volantini e maggiori informazioni. http://lombardia.indymedia.org/node/18360

L’11 giugno, in occasione della seconda edizione, sono entrati con un’autovettura nel chiostro centrale, e tramite un gruppo elettrogeno hanno emesso musica tecno, hanno mangiato e giocato a palla fino alle 20,30 circa.

Per il disturbo creato hanno dovuto spostare un convegno internazionale che si stava svolgendo in Aula Magna.

 

A seguito di questi fatti, il Senato Accademico ha deciso di istituire una commissione disciplinare apposita per valutare un’eventuale sanzione da applicare agli studenti riconosciuti.

Personalmente non ho seguito la fase in cui si è discussa la necessità dell’istituzione della stessa, decisione presa nel Senato del 16 giugno all’unanimità.

Al mio primo Senato in luglio sono stata nominata dal Rettore insieme ad altri quattro componenti:

-       Preside Franzini, nominato anche presidente della commissione, in quanto gli studenti richiamati sono tutti della sua facoltà, Lettere e Filosofia.

-       Prof. Slavazzi del Dipartimento Antichità

-       Martino Andreani, Capolista in Senato per la lista Obiettivo Studenti

-       Francesco Viganò, penalista esterno al senato con funzione di tecnico

La commissione ha il compito di ricostruire il fatto, valutarne la gravità ed eventualmente proporre al Senato una sanzione per gli studenti secondo il regolamento (Articolo 52 si veda, http://www.unimi.it/ateneo/normativa/2284.htm).

La commissione ha avuto un incontro preliminare il 7 settembre.

I lavori sono iniziati alle 10 del mattino e si sono protratti fino alle ore 14.

Durante lo svolgimento della discussione la commissione ha dato la possibilità agli studenti accusati di difendersi ed eventualmente di fare una dichiarazione. Gli studenti accusati sono 5; solo uno di loro ha voluto presentare alla commissione una dichiarazione per spiegare la propria posizione. Gli altri si sono presentati invece a un presidio, organizzato davanti all’aula dove stavamo discutendo.

Ogni forma di dialogo è stata impossibile. Hanno voluto leggerci un comunicato, ma non hanno voluto consegnarcelo, in modo che lo potessimo allegare al verbale.

Preso atto che gli studenti non volessero intervenire nella commissione, siamo rientrati a continuare il lavoro iniziato. La parola fine però non è ancora stata messa a questa storia. La commissione ha deciso di rinviare la decisione per avere un’altra occasione di discorrere sui fatti, così ne verrà convocata una prossimamente.

Questo martedì era previsto il Senato Accademico.

Gli stessi ragazzi del presidio hanno deciso di bloccare l’accesso al Rettorato per impedire il regolare svolgimento dei lavori dell’Ateneo poichè credevano che si discutesse delle loro sanzioni.

Impossibilitati a fare il nostro lavoro siamo tornati a casa.

Ok, le righe sono diventate 3, 4, 5…

Spero di essere stata abbastanza chiara, per ogni eventuale chiarimento sono sempre a disposizione, mi potete contattare personalmente.

Alessandra (alessandra.brambati@gmail.com)

 

 

 

Riportiamo di seguito un resoconto di Enrico Sbolli, rappresentante degli studenti in Senato accademico da aprile a giugno 2009.

Martedì 16 giugno si è tenuto un Senato Accademico che definirei eterno, visto che è durato la bellezza di quattro ore. Nonostante l'estrema lunghezza della riunione sono stati ben pochi i punti interessanti per noi studenti. 

Prima di tutto riporto la mozione presentata dal Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza in difesa di una minoranza religiosa iraniana, che recita:

Il Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza, preso atto che il governo iraniano ha adottato con atti ufficiali provvedimenti volti a privare gli appartenenti alla minoranza bahà'ì del diritto all'istruzione superiore e universitaria, dichiara che tali provvedimenti sono contrari a diritto fondamentali dell'uomo, garantito da numerose convenzioni e strumenti internazionali, e risultano discriminatori nei confronti di una minoranza religiosa. Ne chiede pertanto il ritiro e invita il Senato Accademico di questo Ateneo a far propria la presente mozione da indirizzare alle competenti autorità iraniane.

La mozione, approvata all'unanimità, è stata commentata da Daniele Checchi, preside di Scienze Politiche, che ha fatto notare che il nostro Ateneo ha dei rapporti di lavoro con un'università iraniana e che sarebbe stato coerente, oltre che doveroso, rivedere tali rapporti in segno di protesta nei confronti delle leggi discriminatorie iraniane. La pronta risposta, pressoché unanime, è stata che un conto sono le leggi di un Paese, un altro sono gli scambi culturali tra Atenei. 


Secondo punto interessante, ma non molto dibattuto, è stata la presentazione e approvazione del Conto Consuntivo del bilancio 2008. Ho trovato molto interessante soprattutto l'osservazione numero cinque del parere del nucleo di valutazione, in cui si dice chiaramente che l'anno scorso le uscite sono aumentate più delle entrate e che le «entrate derivanti da tasse e contributi degli studenti» sono state «incrementate grazie alle nuove modalità di determinazione». 


La terza questione che vi segnalo è quella relativa alla partita di calcio tenutasi giovedì 11 giugno nel cortile di via Festa del Perdono. Una cinquantina di persone sono entrate nel cortile della sede centrale, alcune di queste con una macchina, e hanno improvvisato un torneo nel cortile grande.
Pare che la cosa abbia dato molto fastidio perché, nonostante il loro numero decisamente esiguo, hanno disturbato così tanto da fare spostare un convegno internazionale dall'Aula Magna ad un'altra aula e da provocare le lamentele di alcuni studenti.
Comunque circa dieci di questi studenti sono stati riconosciuti ed è stato avviato un procedimento disciplinare nei loro confronti. Se vi ricordate ad aprile era avvenuto qualcosa di simile e in quell'occasione era stato messo a punto un regolamento dal Senato Accademico che, ora, dovrà essere applicato.
In realtà la procedura è un po' macchinosa perché verrà varata una commissione disciplinare al prossimo Senato Accademico, di cui faranno parte anche i rappresentanti degli studenti. La commissione dovrà discutere il caso e proporre delle sanzioni da fare approvare al Senato. L'aspetto macchinoso è che, siccome i rappresentanti degli studenti al prossimo Senato saranno diversi da quelli che hanno partecipato alla seduta di giugno, la commissione non è ancora stata varata, né sono stati resi noti i nomi delle persone riconosciute. Nel frattempo però il procedimento disciplinare è stato avviato, ma non ufficialmente.
Su questo punto ci sono stati numerosi interventi. Checchi ha chiesto i nomi dei responsabili, a cui il Rettore ha risposto come anticipato sopra. Armeni (AU) ha domandato:
1) se sia già stata fatta una denuncia alla polizia. Il Rettore ha risposto di sì; 
2) quali saranno le sanzioni. Il Rettore ovviamente ha risposto che sarà la commissione a deciderlo.
Decleva ha poi sottolineato che l'edificio di via Festa del Perdono è inadatto ad ospitare la didattica ed essendo così antico è difficilmente difendibile (cioè è difficile fare rispettare le regole ed evitare che la gente faccia casino).
Infine sono intervenuto io domandando come abbia fatto una macchina a entrare in cortile senza che nessuno dicesse niente. Ho poi fatto notare che, forse, sarebbe il caso che i bidelli che si trovano all'entrata facessero un po' meglio il loro lavoro. I professori mi hanno risposto che non rientra nei compiti dei bidelli difendere fisicamente l'Ateneo e che non si può chiedere loro di rischiare di prendere qualche sberla solo per fare il loro lavoro.
Armeni ha colto la palla al balzo per riproporre la regolamentazione degli accessi in università. Per fortuna su questo i docenti si sono mostrati ragionevoli e gli hanno praticamente riso in faccia. La discussione si è conclusa con un mio intervento in cui ho spiegato che, proprio perché bastano cinquanta persone per provocare tanti problemi, come aveva sottolineato in precedenza il Rettore, è il caso di discutere seriamente su come organizzare l'Ateneo e non limitarsi ad applicare un regolamento punitivo del tutto inefficace al fine di dissuadere i provocatori dal fare casino (l'inefficacia del regolamento è stata ammessa dallo stesso Rettore). Il che non significa mettere i rondelli da stadio all'entrata o fare le ronde in università (come qualcuno aveva provocatoriamente suggerito), ma per esempio vuol dire pensare se non sia caso di mettere all'ingresso quei panettoni elettronici che, in caso di necessità, si abbassano nel terreno e permettono alle macchine di entrare nel cortile. La proposta di avviare il procedimento disciplinare infine è stata approvata all'unanimità.


L'ultima questione che ritengo necessario sottolineare è la discussione intavolata sui joint e i double degree. In pratica si  tratta di collaborazioni tra Atenei di Stati diversi che prevedono la possibilità per gli studenti di frequentare per un anno le lezioni nell'Ateneo straniero oppure, se non sbaglio nel caso dei double degree, di conseguire la laurea in entrambi gli Atenei. Ovvero se io frequento il corso di scienze politiche Economic and Political Sciences, risulto laureato sia alla Statale di Milano sia a non ricordo che Università inglese. A questo proposito si è parlato prima di tutto di aumentare il numero di joint e di double degree, poiché a quanto ho capito questo sarà uno degli indicatori con i quali saranno valutati gli Atenei italiani nei prossimi anni. Fino a questo momento ce ne sono soltanto tre in tutta la nostra Università, ma si sta lavorando ad altri 14-15.
La seconda problematica è stata se utilizzare le borse di studio dei double degree per attirare gli studenti stranieri o per finanziare esperienze all'estero per gli iscritti alla Statale. Regini si è detto favorevole a utilizzare tali borse di studio per attirare studenti stranieri, perché anche il loro numero sarà un indicatore di cui si terrà conto nell'ambito della valutazione degli Atenei italiani in futuro. Tuttavia Checchi ha proposto di distribuire i fondi equamente, in parte per attirare gli studenti dall'estero e in parte per permettere ai nostri di andar via da Milano. Inoltre altri docenti hanno fatto notare come ci siano seri problemi tecnici ad ospitare degli studenti stranieri, primo tra tutti la scarsezza di corsi in inglese nel nostro Ateneo.

 
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