DIFENDIAMO L'UNIVERSITÀ
PUBBLICA Cari studenti, Volevamo informarvi sulla protesta che sta montando tra i ricercatori spalleggiati dai docenti in tutta Italia e sullo stato attuale dell’Università italiana e di Unimi. I ricercatori si stanno mobilitando per difendere la dignità dell’Università, fortemente messa in discussione dai sempre più pesanti tagli. I ricercatori, in prima persona, sono toccati da questi tagli che portano alla chiusura di ogni concorso, precludendo la possibilità di carriera ai numerosi cervelli meritevoli presenti nei vari Atenei. Finora le proteste degli studenti nell’autunno del 2008 e quelle di una parte del mondo accademico italiano non hanno avuto l’esito sperato e i tagli previsti dalla finanziaria del 2008 permangono, aggravando di anno in anno la situazione finanziaria degli Atenei. I ricercatori hanno quindi deciso di continuare la loro protesta astenendosi dai compiti didattici non obbligatori. Infatti l’attività didattica non è prevista dal loro contratto, ma in questi ultimi anni hanno portato avanti le Università accollandosi compiti non loro. I ricercatori sono stati usati come docenti a basso costo, impedendo loro, oberati da carichi didattici, di svolgere il proprio lavoro di ricerca. Un ricercatore ha come primo compito quello di fare ricerca. Le loro difficoltà a fare ricerca derivano, inoltre dalla mancanza dei fondi necessari. La protesta dei ricercatori è un aspetto di una protesta unitaria e diffusa dell’Università. Sono quelli che stanno protestando in maniera più plateale, anche perché sono gli unici in grado di farlo, non avendo l’obbligo della docenza. Infatti i ricercatori hanno ricevuto il supporto esplicito di Associati e Ordinari come di Presidi e Rettori. Anche la CRUI sta portando avanti posizioni molto simili, ma con i toni propri di un’istituzione ufficiale. I ricercatori dichiarano che le loro richieste coincidono con quelle della CRUI fatte con una mozione del 27 maggio. La mobilitazione è organizzata dalla “rete29aprile” che deve il nome ad un’assemblea nazionale dei ricercatori svoltasi il 29 aprile a Milano. Non ci sono i dati generali sull’entità della protesta, per ora sulle facoltà censite (corrispondenti a più di 8.000 ricercatori) i livelli di adesione sono intorno al 60% (qui trovate anche i dati disgregati per Ateneo e Facoltà). La situazione finanziaria degli Atenei e la riforma dell’Università, ddl 1905. Più volte abbiamo fatto riferimento ai tagli. Questi sono stati introdotti con la finanziaria 2008 che taglia il Fondo Finanziamento Ordinario (di gran lunga la principale fonte di finanziamento dell’Università) con valori crescenti a partire da 63,5 milioni di taglio nel 2009 fino a 455 milioni di taglio nel 2013. Il risultato complessivo è che l’FFO passa dai 6,867 miliardi del 2008 ai 5,822 miliardi del 2013 con una diminuzione in cinque anni di ben il 15%, con un picco annuale di diminuzione del 10% in un solo anno (nel 2010 rispetto al 2009), e i tagli complessivi all'università previsti per il 2011 rispetto al 2009 (ultimo anno prima dei tagli) sono di 1,3 miliardi di euro l'anno, a causa della scomparsa dei fondi speciali Padoa-Schioppa (550 milioni). Solo per il 2010 è stata prevista una riduzione del taglio di 400 milioni (che l'ha portato a 280 invece di 680 milioni).  È da considerare che la principale spesa di un Ateneo corrisponde agli stipendi i cui aggiornamenti non sono controllati gli Atenei stessi. Le tasse universitarie possono raggiungere al massimo il 20% del FFO, quindi le Università non hanno possibilità (da considerarsi comunque negativa) di agire in quella direzione. Per quanto riguarda la riforma dell’Università, questa non è ancora stata emanata. Il testo della riforma è passato in commissione cultura del Senato ma deve ancora essere votata al Senato e alla Camera. Questo vuol dire che la discussione in Parlamento deve ancora avvenire e dati gli impegni attuali del governo (manovra economica e ddl intercettazioni) è plausibile ipotizzare che la data di emazione della legge sarà ulteriormente procrastinata. Cosa chiedono i ricercatori? Prima di tutto fondi. L’Università si sta avviando alla paralisi se non alla morte. Senza fondi non si fa ricerca, compito primo dell’Università che non deve solo trasmettere sapere, ma prima di tutto crearlo. Senza finanziamenti non si fa didattica di qualità. Senza soldi non si fa nessuna riforma seria. Concorsi. Con la riforma in discussione i ricercatori non avrebbero alcuna possibilità di carriera. La riforma Moratti (2005), infatti, prevede una variazione della figura del ricercatore che da tempo indeterminato passa a contratto triennale rinnovabile una volta sola. Dopo i sei anni devono fare un concorso per essere inseriti in una lista nazionale da cui dovrebbero attingere gli Atenei per fare nuove assunzioni. Il problema è che questo sistema esclude gli attuali ricercatori a tempo indeterminato che non potranno partecipare ad alcun concorso ma saranno messi ad esaurimento in attesa della pensione. È da ricordare, inoltre, che sono anni ormai che non si fanno concorsi seri, oltre a quelli per coprire le immediate emergenze. Non chiedono né ope legis (promozioni indiscriminate) né concorsi riservati. Gli Atenei hanno un numero di docenti troppo basso, non in grado di mantenere standard di qualità Europei. A breve ci sarà, inoltre, un ondata di pensionamenti e con il blocco di concorsi, del turn-over e nuove assunzioni si arriverà ad una paralisi totale della didattica (è prevista la diminuzione di 1/3 dei docenti). Inoltre se non vengono fatti concorsi periodici, per loro natura meritocratici, si giunge ad un livello di necessità tale per cui non ci sono alternative all’ope legis, come è già stato fatto negli anni ’80 con effetti disastrosi sulla qualità dell’Università. Per questo è il governo che sta creando le premesse di un futuro ope legis, con tagli e blocco dei concorsi.
Cosa è successo finora nella nostra Università? La mobilitazione per ora è diffusa solo nelle Facoltà Scientifiche ove i ricercatori stanno presentando le proprie rinunce. I dati sono parziali, per ora sono di un 82% sia a Farmacia che ad Agraria, di un 62% a Scienze MMFFNN e circa un 50% a Medicina. La Facoltà di Scienze, di Agraria, di Scienze Motorie, di Farmacia e di Medicina hanno approvato all’unanimità una mozione di solidarietà ai ricercatori e di condivisione della protesta. I docenti, inoltre, si impegnano a non coprire carichi didattici lasciati vacanti dai ricercatori Noi rappresentanti di Sinistra Universitaria condividiamo pienamente la preoccupazione per le conseguenze che i tagli all’Università stanno causando. In un momento di crisi, inoltre, ci sembra miope tagliare in formazione, cultura e ricerca, le uniche nostre possibilità di rilancio, anche economico. L’abbassamento della qualità e della varietà dell’offerta formativa saranno una conseguenza gravissima per la nostra formazione e per quella delle generazioni future. Un sistema complesso e articolato come quello universitario se sarà fatto morire non riuscirà a rinascere in poco tempo. Finora la nostra tradizione scientifica e umanistica hanno permesso al sistema di reggere nonostante le poche risorse attribuite, ma purtroppo temiamo che questa situazione non possa continuare a lungo. Senza contare che questa politica di investimenti non ha mai permesso di sviluppare nel nostro Paese quella rete di servizi per lo studente, tipici dei sistemi universitari più avanzati, anzi in questo quadro vengono tagliati pure i soldi per il diritto allo studio, fondamentali per un’Università davvero pubblica, aperta e per tutti. Già dall’anno prossimo cominceremo a subire le prime conseguenze concrete con il possibile taglio di corsi opzionali con un abbassamento dell’offerta formativa In Senato Accademico ci siamo espressi a favore della mobilitazione dei ricercatori chiedendo che fosse approvata una mozione di solidarietà anche in Senato, che è l’organo centrale di governo, così da sottolineare l’unione delle componenti del mondo accademico in questa preoccupazione generale sul futuro dell’Università. Abbiamo altresì espresso la preoccupazione per le conseguenze che la protesta dei ricercatori potrà avere su noi studenti. Abbiamo auspicato forme di protesta che non inficino il nostro percorso di formazione, che raccolgano l’attenzione della società, ma che non portino al blocco totale della didattica. I rappresentanti di Sinistra Universitaria P.S. i nostri giornali ne parlano poco, ma la situazione è talmente grave che ne parla pure Nature (qui in Italiano) Per maggiori informazioni potete consultare alcuni di questi link Qui trovate alcuni dei documenti citati e altri che potrebbero essere molto utili per informarsi in maniere più approfondita e capire meglio la situazione
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