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L'intervento di oggi nasce in una circostanza inusuale: l’ultimo Consiglio d’Amministrazione ha visto l’assenza di uno dei due rappresentanti degli studenti (ovvero del sottoscritto) e questo per ragioni che esulano totalmente da volontà e impegni personali. Infatti, il Presidente del C.I.Di.S., prof. Dario Casati, che è anche Prorettore Vicario dell’Università degli Studi di Milano e che i rumors dicono vicino a Comunione e Liberazione, ha impedito – non convocandomi, prima, e impedendomi l'accesso, poi – la mia partecipazione all’ultima seduta del Consiglio. Ha sostenuto di averlo fatto sulla base di non precisate norme statutarie. Rimando alla fine del documento per chi fosse interessato a tutti i dettagli dell’operazione. Ad ogni modo, l’unico risultato di tutta questa macchinazione è stato che il Consiglio probabilmente più importante – perlomeno dal punto di vista degli studenti – finora affrontato dal Consorzio, ha avuto la sua rappresentanza studentesca dimezzata nonché l’assenza del rappresentante con la maggiore anzianità di servizio e dunque con la maggiore esperienza. E, guarda caso, le delibere all’ordine del giorno hanno comportato dure prese di posizione da parte dell’Ente su diversi aspetti molto importanti dal punto di vista economico e sociale. Cercherò pertanto di dettagliarle di seguito – per quanto mi è possibile – anche se ovviamente non avuto modo di seguirne la discussione.
Principale oggetto della riunione erano senza dubbio i bandi di concorso per borse di studio e alloggi che, da quest’anno, recepiscono i nuovi criteri regionali. Tali criteri devono la loro esistenza sostanzialmente a una riduzione dei fondi a disposizione e per questo motivo vanno principalmente a inasprire i vincoli d’accesso ai benefici. In allegato a questo intervento trovate il testo della D.g.r.
Dunque, ecco cosa ha previsto la Regione: per quanto riguarda i criteri di accesso alle borse per il primo anno di studi, viene ripristinato lo sbarramento relativo al voto di diploma (minimo 70/100), viene inserito un tetto del 33% all’erogazione di borse a studenti extracomunitari, si introduce una limitazione dell’età per fare richiesta (32 anni per il primo livello, 35 per le magistrali) e si innalza il limite per il mantenimento dei benefici da 20 crediti da conseguire entro il 10 di Agosto fino a 35 crediti (con un bonus spendibile una tantum di 5 crediti). Vediamo allora meglio queste modifiche. Per quanto riguarda il voto di diploma, dai dati in nostro possesso, non sembra esistere alcuna relazione lineare tra tale voto e il mantenimento dei benefici (e quindi il conseguimento dell’attuale requisito di merito). Certo, in linea generale si può facilmente sostenere che un voto di diploma più alto dovrebbe garantire un rendimento maggiore negli studi universitari ma è chiaro che i fattori in gioco sono plurimi (disparità di trattamento nell’istruzione media superiore, volontà e determinazione dello studente, raggiungimento di una maggiore maturità e consapevolezza) e addirittura i dati spuri sembrerebbero indicare una correlazione inversa (48% degli studenti con voto di diploma tra 60 e 69 conservano la borsa a fronte di un 29% di studenti tra 80 e 100). D’altra parte, ad una richiesta di maggiori delucidazioni e di dati più approfonditi, l’Ente – semplicemente – si è limitato a non rispondere.
Il limite del 33% per gli studenti extracomunitari, poi, a parte il sapore un po’ naïve in stile leghista, deriva dal fatto che sostanzialmente non siamo capaci di verificare le dichiarazioni dei redditi di paesi extracomunitari (volendo ci si potrebbe chiedere se siamo capaci di farlo su suolo nazionale ma sarebbe una polemica sterile). E, d’altra parte, uno studente extracomunitario, anche se magari lavora, consuma, paga la retta universitaria e le tasse nel nostro paese, ha sicuramente meno diritto di uno cittadino italiano ad accedere ad una borsa di studio...
Infine il limite dell’età, oltre a odorare di incostituzionalità (art. 34), fa un po’ ridere considerato che sembra colpire un’esigua minoranza e delimitare arbitrariamente un’età nella quale si ha diritto di studiare (eppure penso ognuno di noi conosca, spesso per esperienza diretta, casi di persone anche in la con l’età – e non necessariamente anziani – che per necessità o volontà riprendono gli studi, spesso facendo la fortuna di istituti privati di dubbia qualifica).
Fin qui comunque si tratta di norme sulle quali si può certamente discutere ma imposte a tutti gli Enti per il Diritto allo Studio dalla Regione Lombardia (eccettuato il primo limite d’età di 32 anni che avremmo potuto innalzare a 35, perlomeno per cercare di limitare eventuali ricorsi al Consiglio di Stato e poi alla Corte Costituzionale).
Ora invece arriva la parte che è "farina del nostro sacco", una parte che coinvolge direttamente gli studenti delle residenze – soprattutto se beneficiari di borsa di studio – ma non solo.
Un provvedimento molto importante assunto dal Consiglio, infatti, è stato quello di modificare l’attuale sistema di pagamento degli alloggi. Fino ad oggi gli studenti borsisti che usufruivano delle residenze avevano una trattenuta di 2.215 euro per il pagamento del servizio. Gli idonei non beneficiari invece avevano una retta differenziata in base alla fascia di reddito e alla tipologia di alloggio compresa tra i 180 e i 350 euro. Da quest’anno, invece, per “semplificare l’operatività dell’ufficio” si è deciso di determinare solo tre tariffe per la fruizione del posto alloggio: una tariffa agevolata unica (sia per beneficiari che idonei) di 2.750 euro – notare la non chiarita maggiorazione di 500 euro per i beneficiari rispetto all’anno scorso, maggiorazione presumibilmente atta a compensare i mancati introiti derivanti dagli idonei non beneficiari di seconda e terza fascia; una tariffa unica non agevolata per gli studenti in quarta fascia di 3.850 euro; e infine la tariffa "foresteria" ovvero 450 euro la singola e 400 la doppia. Il beneficio per lo studente risulta nella “chiarezza sul tipo di trattamento che riceve già al momento dell’ammissione” e la possibilità di “disporre inizialmente di 2.250 euro in più in denaro” salvo poi doverne pagare 2750 una volta presentato il conto. Ma soprattutto vi è la “garanzia di introito per le rette del collegio per tutto l’anno accademico, evitando ammanchi rispetto alla previsione d’entrata”. Un’altra simpatica novità riguarda le sovvenzioni straordinarie (cioè quei benefici riservati agli studenti idonei per reddito che si trovino in situazioni particolari – occorse entro l’anno precedente – che possono aver pregiudicato i risultati scolastici). Ebbene oltre ad una riduzione dello stanziamento (da 75.000 a 50.000 euro) si è pensato bene di introdurre il fantomatico requisito della “regolarità scolastica”. Un singolare controsenso se si considera che la sovvenzione straordinaria esiste proprio per tutelare quei casi particolari di gravi situazioni economiche e familiari che abbiano determinato una calo del rendimento scolastico (morte del principale percettore di reddito familiare, cassa integrazione, disoccupazione, …). Dulcis in fundo, a partire da quest’anno verrà abolito il premio di laurea. Istituto considerato, per ragioni a me ignote, ormai desueto.
Tutto ciò premesso, l'unica innovazione che a mio avviso avrebbe potuto essere positiva, innovazione inizialmente prospettata dall’amministrazione e poi inspiegabilmente rimandata dal CdA a tempi migliori, riguardava l’abolizione delle graduatorie separate per anno di corso di laurea che oggi determinano una scarsissima competizione per i benefici (spesso vi è solo un concorrente per beneficio). In un momento di incertezza economica come quello attuale, questo provvedimento avrebbe sicuramente rappresentato un buon modo per permettere agli studenti una maggiore competizione e dunque una maggiore selezione dei meritevoli. Ma tant'è.
Infine, vorrei precisare che tutte queste questioni relative ai bandi di concorso, vista la loro importanza, si era previsto venissero discusse da una commissione docenti/studenti all’uopo costituita. La commissione avrebbe dovuto lavorare febbrilmente in modo tale da far precedere al CdA un’ampia discussione preparatoria. E invece essa non si è mai riunita nonostante gli appelli e le richieste dei rappresentanti degli studenti che non hanno ricevuto alcuna risposta. Che questo sia un indice dell’interesse e della partecipazione dei docenti alle questioni che – di fatto – determinano quali studenti riceveranno i benefici l’anno prossimo e quali no, lascio a voi giudicarlo. Ma non finisce qui!
Sempre in quest’ultimo CdA, tramite altre delibere, sono state approvate: 1. Le modalità di accesso per la fruizione dei nuovi posti letto del lussuosissimo Campus Martinitt i cui costi del posto letto mensile sono fissati in 460 euro per la camera singola e 385 per la doppia. 2. Il regolamento della foresteria, i cui servigi hanno costi variabili in funzione della residenza e del periodo di soggiorno. Volendo proprio essere puntigliosi, qualcuno potrebbe rilevare come i prezzi della foresteria docenti siano esattamente identici a quelli della foresteria studenti. 3. Si è infine molto saggiamente deciso di non aderire più all’A.N.DI.S.U. (Associazione Nazionale enti per il Diritto allo Studio Universitario) ovvero l’unica associazione di respiro nazionale che in teoria dovrebbe aiutare la coordinazione tra gli Enti per il D.S.U. in Italia. Ciò “valutata la non evidente rilevanza dei benefici registrati per l’anno 2010” a fronte di una quota associativa di 4000 euro per l’anno 2011. E ora veniamo a noi. La storia della mia mancata convocazione è lunga e complessa e si intreccia a quella della legge 240/2010 nelle more della quale, per il mio Ateneo (l’Università degli Studi), non si è proceduto al rinnovo delle rappresentanze studentesche previsto per l’A.A. 2010/2011. Lo Statuto del nostro Ateneo prevede però, per gli Organi Accademici, la proroga dei rappresentanti in carica fino ai risultati delle nuove elezioni. Lo Statuto del C.I.Di.S., più recente e più scarno, non dice niente in proposito e si limita a rimandare ai regolamenti elettorali interni a ciascuna università consorziata. Pertanto l’Ente, nella figura del suo Presidente, il già citato prof. Casati, ebbe a sentenziare che – non essendo prevista da norme statutarie – la proroga o altro provvedimento che avesse permesso la prosecuzione dell’attività di rappresentanza negli organi di governo del C.I.Di.S. era “assolutamente impossibile” e dunque per i mesi da Giugno (scadenza dei rappresentanti della Statale) a Dicembre, non vi sarebbe potuta essere alcuna rappresentanza studentesca della Statale. In realtà ogni Ente è dotato di una propria autonomia decisionale e, in termini generali, secondo quello che è il nostro ordinamento tutto ciò che non è esplicitamente vietato da leggi normalmente si può fare, a maggior ragione se è nell’interesse comune. E infatti così è stato: grazie ad un'unanime richiesta d’urgenza della Conferenza degli Studenti della Statale indirizzata al nostro Rettore (in allegato), nella quale si è chiesto di garantire la rappresentanza studentesca all’interno dell’Ente con nuove elezioni o altro provvedimento, si è arrivati – tramite una nuova nomina – a consentire la nostra presenza nel Consiglio di Indirizzo del C.I.Di.S. L’amministrazione, che ha una parola sola, ha così potuto felicemente sostenere che la proroga era sì “assolutamente impossibile” ma che una nuova nomina, invece, era un atto “assolutamente dovuto”. Beati loro, beati noi e tutti vissero felici e contenti. Magari! Invece il nostro Presidente, semplicemente, ha deciso che ero comunque scaduto dal Consiglio di Amministrazione (senza nemmeno dichiararlo tramite decreto, un atto formale dovuto per determinare la composizione di un qualunque organo) e quindi ha pensato bene di non mandarmi la convocazione. Forse che un atto formale sarebbe stato impugnabile per abuso d’ufficio mentre una mancata convocazione al limite avrebbe invalidato la seduta? Non ci è dato saperlo. E forse non vogliamo nemmeno troppo saperlo. Francamente spereremmo di gran lunga che chi amministra e gestisce l’alta formazione di questo Paese – amministrando soldi pubblici – avesse ben altri grilli per la testa.
A sostegno di quanto detto sin ora vi allego il decreto di nomina del Presidente mentre potete trovare lo Statuto del C.I.Di.S a questo indirizzo. Da questi documenti si evince, a mio modesto parere con chiarezza, come il mio mandato durasse due anni, avesse da concludersi il 7 Luglio, non vi fossero requisiti soggettivi da me non posseduti al momento della riunione e quindi come avessi pienamente diritto di partecipare alla seduta incriminata.
Che dire di più? Tutto questo è avvenuto nell’ipocrisia arrogante e baronale di chi sapeva e aveva tutti gli elementi per giudicare, così come il potere e la volontà – esplicita ed esplicitata – di imporsi. E’ chiaro comunque che chi volesse ricorrere contro le delibere fin qui esposte, potrebbe trovare un utile appiglio in questa triste vicenda. Come ultima considerazione vorrei dire che trovo curioso che uno dei resoconti più lunghi che mi sia capitato di scrivere sia relativo proprio all’unica seduta cui mi è stato impedito di partecipare. Impedito a me, e non permesso a nessun altro al mio posto. Per giunta, una seduta piena di provvedimenti molto discrezionali. Oltre ai danni materiali che gli studenti potranno avere da taluni di essi, resta l’amarezza di aver a che fare con persone miopi, senza un’idea di Diritto allo Studio né un progetto ben definiti da portare avanti.
Giulio Formenti
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