|
Il Consiglio d'amministrazione del 24 novembre ha approvato i criteri per la predisposizione del bilancio di previsione 2010, dopo la commissione congiunta CdA-Senato del 9 novembre e la commissione bilancio del 20, e prima della commissione bilancio del 3 dicembre che ha esaminato il testo finale del bilancio, da approvare nel prossimo CdA del 15 dicembre.
Come sapete, nel 2008 il governo ha predisposto tagli per 4 miliardi di euro all'università e 8 miliardi alla scuola nel quadriennio 2009-2012 (legge 126 per il taglio dell'ICI ai ricchi e legge 133), che si tradurranno nel 2010 in un taglio di 730 milioni al Fondo di finanziamento ordinario (FFO) nazionale delle università (o 680 milioni se si tiene conto della legge 1/2009). Nell'ipotesi che la Statale mantenga circa la stessa quota del FFO nazionale che ha avuto nel 2009 (quando ha beneficiato anche dei fondi assegnati secondo criteri di "merito", che le hanno garantito circa 4 milioni in piú), tali tagli si tradurranno in mancate entrate per 25,2 milioni di euro. Anche considerando i pensionamenti, che ridurranno la spesa in stipendi di circa 8 milioni, a bocce ferme l'università avrà un disavanzo di 17 milioni, e le spese per le risorse umane saranno di 282 milioni, cioè il 105,6 % del FFO che le dovrebbe finanziare, oppure il 94,2 % per il calcolo del valore usato ai fini di legge per valutare lo stato di "salute" dei bilanci delle università, che dovrebbe restare sotto il 90 %. Contemporaneamente, dato che si riduce fortemente il FFO e che le tasse universitarie ad aprile sono state aumentate circa del 3,2 % per "adeguamento all'inflazione", il rapporto fra contributi universitari complessivi e FFO salirà al 36 %, contro un limite di legge del 20 % (che ovviamente non è pensato per un FFO in calo, circostanza impensabile e assurda). Non potendo fare un bilancio in rosso o prendere denaro in prestito (non sarebbe saggio), per fare un bilancio in pareggio è necessario sostanzialmente tagliare tutto il tagliabile, azzerando tutte le voci di spesa classificata come "non obbligatoria" (a differenza degli stipendi del personale). Tali spese, tuttavia, non sono certo superflue o meno importanti: si tratta infatti di 10,6 milioni di euro di "fondi per le Facoltà", fra cui i fondi per gli affidamenti, i professori a contratto e il potenziamento della didattica (tutta la didattica svolta da personale non strutturato) e i laboratori didattici; 5 milioni di fondi per la ricerca, cioè i PUR (pagati dall'università) e il cofinanziamento necessario per ottenere i fondi ministeriali per la ricerca (FIRB e PRIN, Progetti di ricerca d'interesse nazionale); e infine altre voci di spesa "minori". È evidente che eliminando tali spese la didattica e la ricerca sono impossibili. Si tratta quindi di un bilancio insostenibile, definito "scherzosamente" bilancio di guerra (da economia di guerra). Altre università, che non avevano i "conti in ordine" come la Statale, o addirittura non avranno abbastanza fondi nemmeno per pagare gli stipendi, sono in situazioni ancora peggiori, e vareranno bilanci in rosso o con prestiti bancari, oppure non approveranno nessun bilancio e andranno in esercizio provvisorio (tutte soluzioni che preludono alla bancarotta). Questo perché da anni il sistema è sottofinanziato e quindi nei bilanci non ci sono margini di manovra. In realtà, tutte le università aspettano di avere certezze sui finanziamenti 2010, prima di prendere decisioni drastiche e definitive. Il governo ha promesso di dare all'università una parte dei proventi dello scudo fiscale (vedi quanto detto dopo il CdA di settembre), ma non si sa quanto; in effetti il governo è in completo stato confusionale, e solo il 2 dicembre è stato depositato in Senato il testo ufficiale del ddl di riforma dell'università approvato strombazzando dal consiglio dei ministri il 28 ottobre, e la cui approvazione definitiva da parte del parlamento a questo punto slitta all'estate (vi ricordiamo lo speciale di StudentiMilano, dove sono state fatte alcune prime valutazioni anche con alcuni contributi di SU; seguiranno approfondimenti sulla base del testo definitivo). In questo modo, rischia di saltare il previsto scambio di una riduzione dei tagli in cambio della riforma. Che fine farà l'università? Il CdA di novembre non ha trattato altri argomenti di particolare interesse per gli studenti (o meglio, ne parleremo dopo la seduta del 15 dicembre).
|