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Finanziamenti dell'università e CdA del 29 settembre PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Leva    Mercoledì 30 Settembre 2009 02:52
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Il 29 settembre si è tenuto il Consiglio d'amministrazione, per l'occasione nella prestigiosa Sala napoleonica dell'edificio amministrativo di via sant'Antonio, 12, in affitto dalla Curia al modico costo di 3 milioni di euro l'anno.

La seduta si è svolta in un clima d'incertezza per via delle sconcertanti "notizie romane".
Come sapete, il governo si vanta di aver già preparato la leggerissima legge finanziaria 2010, che si distingue per il fatto di non contenere una sola cifra ma solo parole (letteralmente), ad aumentare la presa in giro. Il governo sostiene che non ci sia bisogno della solita finanziaria "mostro" perché tutto è già stato fatto, in particolare nel Dpef. Ma se provate a cercare qualcosa nel Documento di programmazione economico-finanziaria 2010-2013 scoprirete che contiene solo due volte la radice universit-: in un caso parla d'altro e nell'altro rimanda alla famigerata legge 133, quella che taglia il fondo di finanziamento ordinario dell'università di circa 1,5 miliardi di euro in cinque anni di cui 190 milioni nel 2010, che si sommano ai tagli della legge 126/2008 per un totale di circa 670 milioni di euro che l'anno prossimo mancheranno alle università pubbliche, le quali farebbero tutte "fallimento", non potendo pagare nemmeno i costi (di personale) che non si possono tagliare. In sintesi, nei provvedimenti del governo sull'università si trovano solo tagli selvaggi e indiscriminati.
Da mesi le università contrattano per riavere almeno parte di questi soldi "rubati" (vedi ad esempio la mozione della CRUI del 24 settembre), ma tutto è bloccato in attesa della riforma dell'università e in particolare del sistema di governo (o governance) delle università, promessa (adesso) per ottobre: la Gelmini ha bisogno di soldi per mostrare la propria buona volontà e far approvare la riforma; Tremonti non vuole concedere i soldi se non può prima vantarsi di aver ottenuto la riforma. Il governo ha promesso di presentarla a ottobre.
E i soldi? Non si saprà nulla prima di fine novembre, quando si avrà qualche notizia sull'andamento dello scudo fiscale, i cui proventi saranno destinati a un fondo d'emergenza fra le cui priorità rientrerebbe anche l'università. Lo scudo fiscale è un condono che permette a chi ha esportato illecitamente denaro (generalmente frutto dell'evasione fiscale, ma anche di riciclaggio di denaro sporco da attività mafiose) all'estero (tipicamente in paradisi fiscali) di tornarne legalmente in possesso pagando solo una tassa del 5 % invece di ciò che ha rubato al fisco. In aggiunta questo scudo garantisce l'anonimato e un'amnistia di fatto per vari reati (vedi lavoce.info).
Ecco quindi che il cerchio si chiude: il governo uccide l'università pubblica intervenendo solo per tagliare fondi da destinare alla cancellazione dell'ICI anche sulla prima casa dei ricchi nell'ottica delle tasse come rapina (invece che come servizio pubblico); poi la "salva" coi frutti un condono dell'evasione fiscale conseguente, riuscendo per giunta a mascherare da azione nobile un regalo da decine di miliardi di euro a ladri e mafiosi.
Nel frattempo, solo il 23 settembre è stato emanato il decreto di distribuzione dei famosi 525 milioni di euro secondo criteri di "qualità": infatti, non solo tali criteri sono fasulli, come avevamo detto a luglio dopo l'annuncio sulla stampa e come meglio risulta dagli allegati al decreto, ma inoltre le classifiche pubblicate erano basate su dati errati e quindi hanno dovuto essere corrette. Il risultato è che quest'anno la Statale avrà circa 4 milioni piú del previsto.
Segnaliamo inoltre che il 4 settembre il ministero ha emanato una nota che dovrebbe anticipare dei futuri decreti e che prevede in particolare un numero massimo di ore di lezione (150) che si possono tenere per ogni docente a disposizione, e un numero minimo di docenti assegnati a ogni corso: scopo dichiarato, ridurre il ricorso a docenti a contratto (precari) o non pagati e aumentare la qualità; effetto previsto, ridurre fortemente i corsi a prescindere dalla loro utilità. Persino la nostra facoltà di medicina secondo le prime letture potrebbe essere costretta a dimezzare i corsi, nonostante la colossale quantità di 660 docenti.

Proseguendo nell'ordine del giorno: qualche dato sulle immatricolazioni, gli abbandoni ecc.: stabili.
Commissione edilizia: vedi l'aggiornamento sulla centrale di cogenerazione di Città Studi.
Erasmus: per l'anno accademico 2009/2010 viene aumentata da 250 a 300 € mensili la tariffa degli alloggi offerti dalla Statale tramite il CIDiS agli studenti stranieri che vengono nella nostra università in Erasmus, seguendo l'esempio della Bicocca e di altre università italiane e straniere che attualmente fanno pagare di piú ai nostri studenti. La riduzione della quota a carico dell'università dovrebbe produrre un risparmio di circa 74.000 €. Lo stanziamento a bilancio per il programma Erasmus resta invariato, quindi ci è stato garantito che tale somma andrà ad aumentare le spese in altri servizi, come anche che gli studenti sono stati o saranno avvertiti per tempo del cambiamento delle condizioni.

Commissione contratti: continua lo sviluppo di un nuovo regolamento per le attività che l'università svolge per conto di terzi (analisi di laboratorio e simili) per assicurarsi che non siano in perdita, ma non è chiaro se tali attività rientrino nell'orario di lavoro o costituiscano una sorta di straordinario; la biblioteca di matematica tiene l'abbonamento cartaceo a una rivista dismettendo quello elettronico al contrario di quelle di fisica e informatica che abbandonando il cartaceo risparmiano 25.000 € l'anno, mentre la CRUI prepara un accordo nazionale con forti sconti per l'accesso alle principali banche dati; approvato un codice di condotta contro le molestie sessuali redatto dal CPO e che attende l'approvazione definitiva del Senato accademico.
Commissione personale: all'interno dei vincoli della legge 133, dati i pensionamenti, fra l'altro si stabilizzano 5+5 tecnico-amministrativi "precari" e si bandiscono dei concorsi pubblici per l'assegnazione di 3 nuovi posti da dirigente, considerati necessari per coprire un posto vacante (rispetto alla pianta organica 1994) in seguito a un pensionamento e per integrare il basso numero di dirigenti anche in confronto ad altre università, con un costo previsto paragonabile a quello di due tecnico-amministrativi "ordinari".

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Ottobre 2009 23:42
 

Commenti  

 
0 #2 Federico Leva 2009-10-08 00:44 Da una prima lettura della relazione risulta che anche la classifica ricalcolata e pubblicizzata dall'Udu non è una vera classifica per qualità, dato che contiene un aggiustamento sulla base delle dimensioni degli atenei che gonfia i risultati dei piú grandi.
Resta però il problema che l'aumento o la diminuzione dei fondi dipendono non tanto dal merito dei diversi atenei quanto dai tagli subiti per alimentare il nuovo fondo o per la legge 133 (-13 % del FFO in totale, circa).
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0 #1 Federico Leva 2009-10-07 23:45 Quando le presunte classifiche delle università virtuose furono diffuse, si disse che erano fatte per danneggiare le università grandi.
L'Udu ha ricalcolato le tabelle originarie sul merito degli atenei secondo gli stessi criteri del ministero, ottenendo una classifica molto diversa da quella diffusa alla stampa.
Infatti, per alimentare il fondo da distribuire meritocraticame nte, le università sono state danneggiate proporzionalmen te alle loro dimensioni, ma poi la quota redistribuita sulla base del "merito" non tiene conto delle dimensioni, quindi l'aumento o la riduzione dei finanziamenti non rispecchia il merito come calcolato dal ministero stesso.
Vedi l'articolo, Giochi di prestigio sui finanziamenti agli atenei.
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