|
Riportiamo di seguito un resoconto di Enrico Sbolli, rappresentante degli studenti in Senato accademico da aprile a giugno 2009. Durante la riunione del 21 aprile l'unico argomento di interesse per noi studenti è stato la valutazione della didattica. A questo riguardo il Senato si è espresso a favore del fatto che la commissione didattica continui i lavori su un documento di indirizzo, che preveda (cito testualmente): 1) la semplificazione e l'informatizzazione della somministrazione ed elaborazione dei questionari sulla valutazione della didattica da parte degli studenti frequentanti, ai sensi della normativa vigente; 2) il rafforzamento delle attuali modalità di effettuazione della valutazione della didattica, mediante l'armonizzazione e la omogeneizzazione della restituzione dei risultati in relazione agli scopi della valutazione e agli obiettivi dell'Ateneo in materia; 3) il potenziamento dell'esercizio di valutazione, mediante l'inserimento di altre modalità di valutazione basate su elementi differenti da quelli dell'attuale; 4) la contestualizzazione dei risultati nella realtà del singolo Corso di Studio, delle Facoltà e dell'Ateneo mediante adeguate elaborazioni che tengano conto degli elementi oggettivi che emergono dall'analisi del contesto e che si affiancano alla valutazione soggettiva degli studenti. Riguardo al punto uno è stato chiarito che far compilare i questionari sulla valutazione col computer agli studenti frequentanti crea dei problemi di organizzazione, quindi la proposta c'è ma non è detto che possa essere messa in atto. Il punto due non si capisce cosa voglia dire perché non siamo riusciti a far dire chiaramente quali siano "gli scopi della valutazione e gli obiettivi dell'Ateneo in materia". Questa frase che, a prima vista, potrebbe offrire una speranza minima che il Senato accademico prenda in considerazione di pubblicare i risultati dei questionari sulla valutazione della didattica e che, più in generale, decida di muoversi perché la didattica sia valutata seriamente, in realtà esprime un concetto vago e assolutamente slegato dalla pubblicazione dei risultati. Nella commissione didattica del 5 maggio l’argomento era l’approvazione dei master per l’anno prossimo e, tra le altre cose, sono stati forniti i risultati della valutazione degli studenti di alcuni di questi master per l’anno 2007/2008. Siccome le tabelle erano appena arrivate e, quindi, nessuno aveva avuto tempo di leggerle, il dibattito su di esse è stato rimandato alla prossima riunione della commissione didattica. A questo proposito sono intervenuto facendo notare che, da un rapido esame degli esiti della valutazione, emergono chiaramente due cose: 1) ci sono dei master giudicati molto positivamente e altri molto negativamente. Le differenze di valutazione tra un master e l’altro arrivano anche a superare i tre punti (su dieci). Per esempio alla voce “soddisfazione complessiva del master rispetto alle aspettative iniziali” gli studenti di infermieristica in area critica hanno dato un punteggio medio di 6,17, mentre lo European master in angiology/ vascular medicine alla stessa voce ha ottenuto un punteggio di 9,40. 2) la maggior parte delle insufficienze sono state date nelle voci riguardanti gli aspetti organizzativi. Quello che sottolineerei, e che in parte ho già sottolineato ieri, è che: 1) L’Ateneo dovrebbe prendere dei provvedimenti per premiare l’eccellenza. Quindi un master che ha un punteggio altissimo dovrebbe avere un qualche riconoscimento rispetto a uno che arriva a malapena alla sufficienza; 2) Siccome la maggior parte delle insufficienze e dei voti bassi sono concentrati nelle voci che valutano l’organizzazione, bisognerebbe fare un’indagine più approfondita su cosa non va e tentare di migliorare la situazione organizzativa; 3) La valutazione dei master dovrebbe svolgersi almeno in due fasi. La prima è la somministrazione dei questionari agli studenti. La seconda invece dovrebbe attivarsi solo nei master che hanno ricevuto punteggi molto alti o molto bassi, in modo da evidenziare i punti di debolezza dei corsi peggiori e, per esempio, pretendere che gli organizzatori dei master in questione correggano i difetti riscontrati prima di riconfermare il master per l’anno seguente. I master migliori invece dovrebbero essere studiati meglio per capire cos’hanno di particolarmente positivo in modo da estendere i loro punti di forza a tutti gli altri master (o comunque a tutti quelli a cui questi punti di forza sono estendibili). Ho voluto spendere qualche parola sulla valutazione dei master perché, a mio parere, se si ottiene che l’Ateneo inizi a valutarli in modo più serio e a trarre debite conclusioni da queste valutazioni, si può anche sperare di estendere questo approccio ai corsi triennali e specialistici.
|